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La conoscenza salva la vita PDF Stampa E-mail
Domenica 09 Ottobre 2011 15:22

Ho avuto una esperienza personale dolorosa quanto meravigliosa per la soluzione finale.
Mi sono ammalato di diabete mellito di tipo 1 (giovanile) a 16 anni; una delle malattie più subdole perché si insinua in modo pernicioso e va a danneggiare con il tempo gli altri organi. Infatti a quaranta anni il quadro clinico era pressoché terminale: dializzato, retinopatia di grave entità e neuropatia agli arti inferiori, oltre naturalmente ad una grave depressione, perché una vita così vissuta, di certo ti fa solo male.
Nei 25 anni di malattia qualche progresso nel campo della medicina si è avuto: dall’insulina suina si è passati a quella sintetica e poi al microinfusore, invece della tradizionale iniezione con siringa; peccato però che questo mini macchinario, nell’era del boom tecnologico-informatico e biomedico, non sia stato  dotato di un computer che legga la glicemia e dosi  il quantitativo di insulina necessaria, al fine di evitare le crisi ipo o iperglicemiche al malato invece, siccome la misurazione è manuale, non può certo definirsi   uno strumento rivoluzionario, ma solo più discreto dei mezzi tradizionali.
La ricerca sulle cellule staminali  aveva creato in me molto aspettative, ma purtroppo appartenevo alla schiera dei malati che non erano la maggioranza per raggiungere il quorum, visto che i "sani di corpo"  erano più numerosi e  hanno deciso che era meglio regredire in campo scientifico e rimanere nella grazia di Dio e della  Chiesa.

In 25 anni di malattia ho conosciuto tanti luminari diabetologi, tante associazioni diabetiche,  ho visto tantissime  trasmissioni televisive nelle quali venivano invitate le eccellenze  nel campo, ma ahimè l'unica fonte che mi ha reso edotto del Prof. Boggi è stato internet, che ho consultato in uno dei momenti più bui della mia vita, poiché il mio stato di salute stava peggiorando ad un ritmo vertiginoso e inarrestabile.

Il colloquio con il Prof. Boggi, che mi ha parlato per la prima volta in 25 anni di trapianto combinato di rene pancreas, mi ha finalmente dato una spinta positiva che mi ha fatto accettare tutte le sofferenze fisiche e anche la dialisi, come una fase transitoria che sarebbe finita presto, nonostante intorno a me ci fosse scetticismo  e, per paura dell’ignoto, mi si voleva convincere a convivere con quel tipo di "vita non vita", piuttosto che fare il passo decisivo del trapianto di PANCREAS E RENE!

Ebbene il 21 agosto finalmente per me è finito il calvario: ho avuto un pancreas da un giovanissimo deceduto e  un rene da un donatore vivente…..e il prof. Boggi e la sua equipe, mi hanno offerto finalmente un’altra ipotesi di vita.

La mia esperienza e quella degli altri trapiantati non cadano nel silenzio, ma che siano di aiuto a tutti gli altri malati, soprattutto giovani e addirittura bambini.
Un ragazzo di appena 20 anni ha avuto il trapianto di pancreas a Pisa, nello stesso mio periodo, ma purtroppo è arrivato tardi, la retinopatia gli aveva fatto perdere irrimediabilmente la vista e il centro diabetologico di Roma, dove era in cura da ben 16 anni, non lo ha mai informato  della possibilità del trapianto di pancreas: l’informazione l’ha avuta solo al centro dialisi, quando, anche i reni erano ormai spacciati e oggi è guarito dalla nefropatia e dal diabete, ma purtroppo è diventato cieco a venti anni,  grazie all’omertà e alla disinformazione.

In Italia ci sono vere eccellenze sanitarie che hanno maturato la loro esperienza e la loro qualificazione all’estero, in particolare negli Stati Uniti dove sono strapagati in strutture sanitarie private e dotate di alta funzionalità operativa, ma meno male che non tutti gli italiani vivono di ingordigia del denaro e del potere  e molti grandi professionisti scelgono di tornare nel nostro paese, per portare  l’eccellenza nella sanità pubblica, ma purtroppo a causa di una politica malsana e scellerata che taglia fondi proprio alla sanità, sono costretti ad operare in condizioni di forti ristrettezze di mezzi tecnici, difficoltà logistiche e mancanza di personale e come  se non bastasse sono anche cannibalizzati e oscurati dai baroni della medicina, che hanno il monopolio della presenza televisiva che li erge a mostri sacri del sapere con parcelle di una esosità scandalosa, soprattutto nelle loro cliniche privati.

Questa lettera vuole essere il mio contributo ad informare e a dare speranza a quanti soffrono della mia stessa patologia e un appello ai medici di base e alle associazioni diabetiche che annoverano medici, familiari e malati ad allargare gli orizzonti della conoscenza e non solo a supportare psicologicamente la condizione di malato come se fosse una condanna a vita alla quale ci si deve rassegnare !!!
La donazione (di rene), anche da vivente, salva tante vite umane e non pregiudica la salute del donatore: è necessario però essere correttamente informati per non avere pregiudizi e paura a fare del bene! 
I donatori non vogliono essere etichettati come eroi spregiudicati, così come i malati non hanno bisogno di pietismo e commiserazione, ma di una solidarietà fattiva, che può guarire molte patologie.
DAL 21 agosto non faccio più insulina e dialisi: la retinopatia e la neuropatia stanno regredendo e il quadro clinico generale è buono.

Il pancreas di un giovanissimo deceduto e il rene di un donatore vivente mi hanno restituito la VITA !!!Nel mese di agosto i trapianti sono più numerosi, perché purtroppo ci sono decessi di giovani per incidenti stradali, ma quando si donano gli organi, la morte e la vita si intrecciano ed è come se si continuasse a vivere per sempre, nella riconoscenza infinita di chi si è salvato!!

 

Marco Petrino