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"Vedrai, avrai una nuova vita, rinascerai!!!" PDF Stampa E-mail
Martedì 31 Ottobre 2006 10:24

Gent.ma Dr.ssa D'onofrio,
volevo renderla partecipe della mia ultima esperienza.
Intanto il mio nome è Giuseppe Grimaudo, sono di Bari ed ho 49 anni.
Sono, mi scusi, ero affetto da diabete di tipo I, dall'età di 11 anni, per una infezione virale dovuta ad una varicella.
Sono stato ricoverato nel lontano 1985 (credo di non sbagliarmi), nel reparto di endocrinologia diretto dal Prof. Bolli (vorrei chiederle di salutarlo caramente da parte mia), per ipertensione arteriosa.
Dopo un paio di ricoveri il problema è stato risolto alla grande, e per circa 15 anni, la terapia datami dal Professore, mutata con leggeri ritocchi nel tempo, mi ha mantenuto la pressione arteriosa su valori ottimi (120-130/80 mm/hg).

Il medico che mi ha tenuto sotto controllo tutti questi anni, ha sempre riconosciuto la grande professionalità e competenza del Prof. Bolli, e mi ha anche sempre ricordato che grazie a lui sono riuscito a rimanere fuori dalla dialisi per tanti anni.

Da circa 5 anni però, il valore della creatinina (che si è mantenuto stabile per tantissimo tempo a circa 3 mg/dl) è incominciato a crescere, ma non in maniera veloce.

Lo scorso anno, ho incominciato gli esami per poter essere ammesso in lista d'attesa per il doppio trapianto, in una delle strutture pubbliche italiane, dove sono stato in campana per tanti mesi, espletando pochi esami importanti, pur essendomi ricoverato.

Dopo tanti rimandi di ricovero e, soldi persi per mancata partenza con gli aerei, mi sono deciso a scrivere una mail al Prof. Boggi (cosa ti riserva il caso, due nomi quasi identici), il quale dopo un giorno mi risponde che mi aspettava a Pisa per gli ultimi controlli, e la firma (se tutto fosse stato a bene) sulla lista d'attesa.

Il 25 giugno di quest'anno mi ricovero a Pisa, effettuo la TAC addominale e la coronarografia, che danno esito negativo.
Il 5 luglio firmo la lista d'attesa per il trapianto di rene-pancreas, e mi dimettono dal reparto di ricovero, ma... succede che dopo due ore, il medico responsabile del centro di coordinamento trapianti mi comunica che stanno per arrivare due organi probabilmente compatibili per me.
Mancavano solo due test di comparazione (il cross-match ed un altro che non ricordo), per cui volevano sapere se decidevo di restare o di ripartire.

In quel momento mi cade addosso uno di quei massi come quelli che riceve nel cartone animato il povero Willy Coyote nella eterna sfida con Bip-Bip la gazzella super veloce.
Che fare? A casa, a 1000 Km di distanza non sanno nulla, anzi si aspettano che la sera debba essere a Bari.

Ci penso solo un attimo, dico va bene, ci stò!!! Operatemi quando siete pronti, nel frattempo avviso i miei familiari che sto per andare in sala operatoria nel giro di poche ore.
Intanto, mentre me ne ritorno in reparto penso chissà quando mi ricapiterà un'occasione simile!!!
Non ho paura, ne timore!!!

Forse è l'incoscienza di non aver mai subito un intervento chirurgico, forse il pensiero che eliminerò le ipoglicemie notturne e le iniezioni di insulina, forse perchè mio figlio di 9 anni non mi vedrà mai più con una crisi ipoglicemica (non riuscivo più a sentirla se non quando scendeva a valori di 0,15-0,10 mg/dl).

Alle ore 17,00 del 5/7/06 mi comunicano che entro le ore 6,00 del 6/7/06, mi operano. Sono tranquillo, dormo con il camice verde della sala operatoria, ma riposo bene.
Alle ore 5,00, l'infermiera mi viene a svegliare (ma che svegliare, ero sul chi va la da un'ora circa), mi carica sulla barella e mi porta in sala pre-operatoria.
Attendo circa un'ora, ma intanto si avvicinano tante persone e gentilmente (sicuramente medici ed infermieri) mi fanno domande sulla mia identità e, intanto mi rassicurano che andrà tutto bene. Io non ero per niente nervoso. Arriva il momento di andare. A questo punto mi viene un pò di senno!!!
Penso, se non dovessi rivedere più i miei cari, mio figlio che abbiamo tanto desiderato e voluto anche con tanti sacrifici?
Mentre penso, sono già spogliato, e l'anestesista mi rissoleva di morale facendo battute umoristiche e cercando di distogliermi dai preliminari dell'operazione.
Intanto il Prof. Boggi e la sua equipe è arrivata ed pronta. L'anestesista si rivolge alla collega e le dice: adesso puoi andare.
Rivolgendosi verso di me dice: Giuseppe ora dormirai e non sentirai più...
Voleva dire più nulla, ma io ero già che dormivo.

Mi risveglio dopo 5 minuti... è possibile??? No che non è possibile, c'è l'anestesista che mi prende a schiaffi perchè dovevo svegliarmi.
Diceva: "Giuseppe dai svegliati, è andato tutto bene!!! Vedrai, avrai una nuova vita, rinascerai!!!"
Sono passate 12 ore ed io avevo i due organi che mi permetteranno di vivere più sereno.

Il post-operatorio si rivela più duro del previsto! Nel giro di 20gg mi riportano in sala operatoria per versamenti che si sono creati altre 2 volte.
Dopo tanto tempo, e una lieve crisi di rigetto, che stò ancora curando, oggi a più di 4 mesi dall'intervento, non sò più che significano le iniezioni di insulina, la dialisi (che dovevo incominciare a fare).

Non è stato, e so che non sarà facile uscire dal post-operatorio, ma ce la stò mettendo tutta per farcela.

Vorrei solo dire a chi avrà la pazienza di leggere questa mia lettera (se verrà pubblicata), di non disperare per il proprio difetto (già il diabete è solo un difetto!! E' un brutto scherzo di madre natura), di lottare sempre e farsi aiutare da queste grandi persone che abbiamo in Italia.

Io non smetterò mai di ringraziare il Prof. Boggi, ma anche il Prof. Bolli, e non per ultimo, quella grande persona che in un atto di estremo amore mi ha fatto rivivere con la donazione dei propri organi, pur nella consapevolezza di non poter più vivere la sua vita, accanto ai suoi cari, ai suoi affetti, al suo mondo.

Ai parenti di questa persona, che non conosco e non so chi siano, dico solo di pensare che il proprio caro vive ancora, anche se in parte, e che sarà sempre nel mio cuore e nelle mie preghiere.

Ora la lascio, mi sono commosso a scrivere tutto ciò, non ce la faccio a continuare, sto piangendo come un bambino...si può a quasi 50 anni?
Come dice una pubblicità: bisogna provare!!!

Un saluto e un abbraccio a tutti
Giuseppe

ps: Un ringraziamento  a tutti i medici chirurghi del reparto: al Prof. Pietrabissa, al Dott. Vistoli, al Dott. Del Chiaro, al dott. Moretto, alla Dott.ssa De Lio, a tutti gli anestesisti (sicuramente ne dimentico qualcuno); e per ultimi, ma non meno importanti, ma solo perchè li ho conosciuti dopo il trapianto (cioè durante il 2° ricovero), i medici nefrologi; il Prof. Rizzo, la Dott.ssa Paleologo, la Dott.ssa Bianchi, il Dott. Barsotti, la Dott.ssa Giannarelli (sinceramente non ricordo il nome di un' altra Dott.ssa).
Una particolare citazione vorrei farla per gli tutti gli infermieri professionali e generici del reparto trapianti (Fabio, Ketty, Lucrezia, Laura, Ramona, Floria e Luana, ecc.) per la loro professionalità, bravura, simpatia, e sopratutto, umanità.
Essere tra le mani di queste persone ti risolleva il morale, ti fà star meglio nei momenti difficili che sopporti, e che credi di non portare a termine.

 

31 ottobre 2006