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Ogni obbiettivo che ho raggiunto l’ho pagato a caro prezzo e questo lo ha fatto anche chi mi è stato vicino, la mia famiglia in prima persona. PDF Stampa E-mail
Mercoledì 26 Giugno 2019 18:23

È da qualche giorno che volevo scrivere queste parole, ma un po’ di angoscia non me lo ha permesso..

La scorsa settimana ci ha lasciato Alessandro, diabetico di tipo 1 come me. A 31 anni è morto per una ipoglicemia notturna.

Questa malattia è più brutale di quello che può sembrare. Tante persone non conoscono a fondo il diabete di tipo 1, in molti non sanno neppure che cos’è.
Spesso si pensa che : “Sei pur riuscito a fare tutto ciò che volevi, di che cosa ti lamenti?” Si è vero sono riuscito a fare tutto ciò che volevo, ma non pensate che lo abbia ottenuto facilmente.

Ogni obbiettivo che ho raggiunto l’ho pagato a caro prezzo e questo lo ha fatto anche chi mi è stato vicino, la mia famiglia in prima persona.

Il diabete di tipo 1 ha molti risvolti spesso anche drammatici ed è mentalmente distruttiva per chiunque: per controllarlo perfettamente devi essere un robot e lo devi essere H24, non puoi farti coinvolgere dai sentimenti, devi essere una MACCHINA.

Le complicanze sono un mostro che affligge i tuoi pensieri e chi ti ama.

Non vorrei mai far provare a nessuno quello che si prova ad essere in ipoglicemia.

La vergogna e le paure di queste situazioni ti portano a non credere più in te stesso, ti fanno entrare in un circolo vizioso di brutti e immeritati pensieri, ti senti impotente e triste.

Chi ti giudica all’esterno vuole a prescindere dimostrare che tu sei inabile a qualsiasi cosa, sei incompatibile con qualsiasi cosa.

Io volevo fare il pilota ed in passato (e per qualcuno tutt’ora..) era considerato qualcosa d’impossibile per un diabetico di tipo 1.

Poi subentra la paura di trovare delle persone che non comprendano e che non credano nelle tue capacità.

È così ti chiudi in te stesso, sei nervoso e vorresti spaccare tutto, ma non lo fai, ti vuoi convincere che dopo tutto puoi farcela lo stesso ma lo vuoi fare da solo, allontanandoti da chi ti sta vicino, facendolo preoccupare ancora di più e peggiorando la già difficile situazione.

Per anni ho voluto che questo problema fosse soltanto il mio, fosse una tortura che chi mi ama non doveva sopportare.
È così li riducevo a soffrire più di me mettendo come uno struzzo la testa sotto la sabbia.

Ma un giorno mi sono guardato allo specchio e ho deciso di trovare il coraggio di parlarne, si perché bisogna avere CORAGGIO.

Perché il diabete è una malattia durissima da gestire (siamo noi a decidere la terapia di un farmaco potenzialmente mortale), una battaglia che bisogna combattere insieme, solo noi possiamo decidere se fermarsi ed arrendersi, o guardare quello che ci è rimasto, tirare fuori tutte le forze che abbiamo e COMBATTERE DURAMENTE ambendo ad una vittoria:

l’accettazione ed il risultato glicemico.

Non possiamo e non dobbiamo farlo da soli, perché come in una corsa d’auto non è solo il pilota che deve guidare, è il TEAM che vince.

Sopratutto all’inizio non è per niente facile ma anche ogni piccolo traguardo quotidiano è già una vittoria.

Ed il traguardo che ho deciso di raggiungere oggi è quello di spiegare ed insegnare ai miei figli come gestire un’ipoglicemia, perché ho deciso che se un giorno dovesse andare male avrò fatto l’impossibile perché ciò non accada.

E continuerò a combattere, per me, per i miei figli, per la mia famiglia, perché un giorno voglio fare la DAKAR e dimostrare che dopotutto anche un diabetico la può fare!

Non arrendetevi mai

- Credete in voi stessi ed in chi vi ama

- Sognate

 

Ciao Alessandro, buon viaggio.

 

di Claudio Gotti