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Mercoledì 28 Novembre 2007 15:07

E guardi tua figlia, 15 anni, mentre ti chiede, con occhi abbastanza consapevoli di ciò che è il diabete “Mamma, ma può venire anche a me?” (e non puoi mentirle perché una mamma non lo deve fare, al massimo le puoi raccontare delle mezze verità) e le rispondi che speri di no, che però potrebbe avere la predisposizione a svilupparlo così come potrebbe vivere fino a 100 anni senza che questo si svegli.
Che non vorresti mai succedesse qualcosa a loro, che non sapevi di essere malata.

Poi guardi tuo figlio 8 anni “Mamma fai anche a me la prova del sangue?” beata creatura che non capisce la gravità della malattia, che vedere la mamma che si buca è diventato un gesto comune, che mi domanda se mi sono “fatta” prima di mettermi a tavola.
Li guardi e speri per loro di non avergli dato niente, che basta uno in famiglia che paghi per colpe non commesse. Anche se pensavi di aver già “dato” in precedenza.

A 43 anni non accetti la cosa, ma hai la consapevolezza che almeno hai potuto viverne 41 normalmente. Mi è andata “bene”.

Però hai fame di viverla questa vita, non strafare, non venire meno alle tue idee, ma non è giusto rinunciare ai tuoi sogni. Quello che hai vissuto ti ripassa davanti e ti rendi conto che la vita è piccola, gli sbagli fatti te li tieni tutti quanti; ma giri pagina e decidi che non devono più ripetersi e ogni momento val la pena di essere vissuto.

Perché scrivo? Forse è come parlare con se stessi sapendo però che se qualcuno di voi leggerà forse potrà capire.

Purtroppo solo chi prova sa cosa vuol dire, gli altri possono solo tentare di immaginare, ma il diabete non si vede, gli altri possono dimenticarsene tu no.

 

Claudia