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Licenziamento post diagnosi PDF Stampa E-mail
Scritto da Umberto Pantanella   
Giovedì 03 Luglio 2014 12:42

Domanda: Gentile dott Pantanella,

mi piacerebbe avere il suo parere in merito alla mia attuale situazione. Lavoro da otto anni presso una rinomata azienda piemontese, ricoprendo un ruolo di responsabilità ottenuto grazie ad un impegno costante ed alla fedeltà' all'azienda.
Ho avuto un'insorgenza diabetica con relativo scompenso rilevata a febbraio e per questo sono stata ricoverata. La diagnosi, prima di diabete 2, si è trasformata in diabete 1.
Al mio rientro l'azienda mi ha segnalato verbalmente il mio prossimo trasferimento presso altra sede, cosa che ho accettato mio malgrado. Pochi giorni dopo la proposta viene revocata e trasformata in un informale demansionamento, sotto diversi fronti.
All'inizio di giugno mi viene segnalato che le mie mansioni verranno affidate ad una nuova risorsa per un migliore sviluppo dell'attività.
In data odierna mi viene consegnata proposta di licenziamento avviando l'iter della conciliazione.
Vorrei avere un suo parere spassionato.
Ho dedicato otto anni della mia vita ad un'azienda che ritenevo sede di valori importanti ed esempio di integrità, probabilmente sbagliando


La ringrazio
Un caro saluto


S. F.



Risposta: Gentile S. F.,

Sino a quando non si è riconosciuti a tutti gli effetti invalidi civili e portatori di handicap, non è possibile usufruire dei benefici di legge previsti, come nel suo caso.
I principali diritti di cui gode un invalido civile affetto da diabete, sono il diritto all’inserimento nelle liste per la collocazione obbligatoria; l'elevazione nei limiti di età nei concorsi pubblici; il diritto ad ottenere mansioni compatibili con l’infermità invalidante e, in genere, maggiore tutela per la conservazione del posto di lavoro.
Da quanto esposto, e stante la circostanza della recentissima diagnosi, mi par di comprendere che Lei non sia stata ancora dichiarata invalida e dunque non vedo allo stato alcun rimedio utilmente esperibile,  se non confidare in una equa conciliazione che possa contemplare le esigenze sue e della azienda, essendo peraltro molto labili alcuni elementi che potrebbero far pensare ad una azione di mobbing nei suoi confronti.

Cordialmente,

 

Avv. Umberto Pantanella