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La retinopatia diabetica PDF Stampa E-mail
Martedì 02 Giugno 2015 08:19

Principio cardine del follow-up del paziente affetto da diabete mellito tipo 1 è il buon controllo metabolico che, nel corso della vita, riduce o annulla la possibilità di sviluppare complicanze da iperglicemia cronica.

Cosa significa buon controllo? 
L’emoglobina glicosilata viene considerata dalla maggior parte dei diabetologi un parametro fondamentale di valutazione dell’andamento metabolico, ed è ormai universalmente riconosciuto che un valore di emoglobina glicosilata costantemente al di sotto di 7,5% riduce al minimo la possibilità di sviluppare complicanze microangiopatiche. Questo non è però l’unico parametro di valutazione del controllo metabolico.
Dobbiamo infatti considerare le fluttuazioni glicemiche giornaliere: “picchi” di iperglicemia seguiti o preceduti da ipoglicemie sono comunque indice di scarso compenso metabolico, anche se l’emoglobina glicosilata rimane entro il range stabilito. Inoltre, numerosi studi stanno valutando il ruolo della predisposizione genetica nello sviluppo delle complicanze a lungo termine.

La complicanza più frequente e più precoce nei soggetti affetti da diabete mellito tipo 1 è la retinopatia diabetica, eccezionale prima della pubertà. Principali fattori di rischio di retinopatia diabetica sono, oltre al cattivo controllo metabolico, la durata della malattia (superiore ai 10 anni) e la presenza di sviluppo puberale.
Al fine di ridurre la probabilità di sviluppo di retinopatia diabetica, esistono linee guida di prevenzione; tra queste riassumiamo, nella tabella, quelle stilate e riviste annualmente dall’American Diabetes Association(ADA) e quelle dell’International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes (ISPAD).
Per ridurre, quindi, la possibilità di sviluppare complicanze oculari si sottolinea la necessità di sottoporsi annualmente all’esame del fundus. Il Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica afferente all’Istituto Giannina Gaslini di Genova, è dotato di un retinografo di nuova generazione, in grado di “fotografare”  9 campi del fondo dell’occhio e di valutare, quindi, anche le porzioni più periferiche della retina. Tale esame è assolutamente non invasivo, semplice da eseguire, rapido e necessita solo di dilatazione della pupilla (il paziente quindi non potrà guidare auto o moto il giorno dell’esame). Non è attualmente considerato necessario sottoporsi a fluorangiografia se l’esame del fundus risulta nella norma. Il primo segno di retinopatia diabetica è la presenza di microaneurismi o microemorragie; successivamente, nella retina compaiono essudati e segni di microinfarti dei vasi retinici. Tale fase è definita non proliferante; è importante sottolineare come a questo stadio la retinopatia sia reversibile con un miglioramento del controllo metabolico. Raccomandiamo, però, che tale miglioramento debba essere graduale e progressivo e non eccessivamente rapido. Se il controllo metabolico, invece, non migliora la retinopatia è destinata a evolvere verso la fase cosiddetta “proliferante”. La terapia con il laser è l’unico mezzo, raggiunto questo stadio, per preservare una normale acuità visiva. Auspichiamo che fra i nostri piccoli pazienti solo pochi nel corso della loro vita presentino problematiche legate alla comparsa di retinopatia diabetica; grazie allo sviluppo di nuove terapie e di nuovi mezzi di monitoraggio siamo in grado di prevenire o comunque di arrestare il processo, fermo restando la necessità di frequenti contatti con il proprio Centro Diabetologico al fine di monitorare il controllo metabolico e porre le eventuali modifiche terapeutiche per ottimizzarlo.

 

 

Nicola Minuto, Federica Baldi
Servizio di Diabetologia Pediatrica dell’IRCCS Gaslini di Genova.

 

da Diabete Giovani