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Sindrome dell’ovaio policistico PDF Stampa E-mail
Mercoledì 26 Agosto 2009 14:48

 

L’insulinoresistenza è fra le cause della sindrome dell’ovaio policistico, una condizione che si presenta con irregolarità del ciclo mestruale e rende difficile concepire e portare a termine una gravidanza. La terapia? Attività fisica e alimentazione moderata, ma non solo.

Si chiama Sindrome dell’ovaio policistico ed è una condizione frequentemente associata ad alterazioni del metabolismo del glucosio. I sintomi? «Irregolarità del ciclo mestruale», sintetizza Emanuela Faloia, ricercatrice presso la Clinica di Endocrinologia alla facoltà di Medicina dell’Ateneo di Ancona. «Mestruazioni ‘saltate’ o ritardate, con intervalli tra un ciclo e l’altro molto lunghi». Quasi sempre questa condizione è accompagnata da anovulazione: l’ovulazione può essere assente anche se il ciclo mestruale compare. La donna che desidera una gravidanza trova quindi impossibile o difficile concepire. «Non è una condizione così rara: la riscontriamo nel 5% delle donne in età fertile e più frequentemente nelle donne affette da alterazioni del metabolismo glucidico», afferma la Faloia, presidente regionale della Società Italiana di Diabetologia.
Generalmente la diagnosi viene fatta dal ginecologo, «ma una donna col diabete o in sovrappeso o con una storia di diabete in famiglia può rivolgersi direttamente a un Centro di diabetologia o di endocrinologia», nota Emanuela Faloia* aiuto presso la Clinica di Endocrinologia e Malattie Metaboliche del Policlinico Universitario di Ancona.

Quali sono le cause della sindrome dell’ovaio policistico e... cosa c’entra il diabete?
La sindrome dell’ovaio policistico è dovuta in parte a una eccessiva produzione di ormoni androgeni. Tanto è vero che spesso – ma non sempre – è associata a un eccesso di peli (irsutismo) o acne. In parte però è dovuta alla insulinoresistenza che è, come noto, la ‘madre’ delle alterazioni della glicemia. Sfortuna vuole che queste due condizioni, seppure diverse, si rinforzano l’un l’altra: gli ormoni androgeni aumentano l’insulinoresistenza e viceversa.

L’insulinoresistenza caratterizza non solo quanti hanno già un diabete diagnosticato ma in generale le persone in sovrappeso o obese.
Sì, in generale l’insulinoresistenza è la alterazione principale del diabete mellito tipo 2, ma si osserva frequentemente anche in condizioni quali l’obesità, con accumulo di grasso a livello dell’addome. In effetti molte donne con sindrome dell’ovaio policistico sono in sovrappeso, anche se non tutte.

Le anomalie del ciclo potrebbero precedere una alterazione della glicemia?
Certamente. Spesso queste anomalie sono riscontrate alla pubertà o poco dopo, una età nella quale è difficile trovare un diabete vero e proprio.

Quindi un ciclo mestruale irregolare può essere il campanello di allarme del diabete?
Sicuramente. Se il ciclo irregolare è dovuto alla sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) può, anzi deve essere considerato un fattore di rischio, un campanello di allarme nei confronti del diabete e dell’ipertensione.

Si può dire anche l’opposto?
Sì. È possibile, ma è più raro, che la PCOS si sviluppi dopo alcuni anni di diabete. Una donna con diabete o in sovrappeso non dovrebbe sottovalutare anomalie del ciclo mestruale.

Come si interviene?
In passato si prescrivevano terapie anticoncezionali con estroprogestinici e blandi antiandrogeni. Oggi, avendo scoperto il ruolo che l’insulinoresistenza svolge nella PCOS abbiamo ottimi risultati con un intervento che tende a ridurre l’insulinoresistenza.

In pratica?
Esercizio fisico regolare, alimentazione moderata e, se ciò non fosse sufficiente, metformina. Nell’ordine anche se i risultati si raggiungono con tutti e tre questi elementi. Così facendo tra l’altro prendiamo due piccioni con una fava. Nel 60% dei casi il ciclo mestruale si regolarizza e ricompaiono le ovulazioni e in ogni modo ritardiamo la comparsa del diabete o diminuiamo lo scompenso metabolico esistente. Se dopo sei mesi di terapia il ciclo mestruale non è ristabilito si può valutare con molta attenzione una terapia a base di anti androgeni.

Perché con molta attenzione?
Perché i farmaci esistenti non sono approvati esplicitamente per l’uso sulla donna e perché non bisogna assolutamente concepire durante la terapia con antiandrogeni.

A questo punto il successo è assicurato?
Utilizzando le armi terapeutiche a disposizione siamo quasi sempre in grado di far riprendere l’ovulazione, o comunque di avere un certo numero di cicli con ovulazione sul totale.

E se non si interviene?
A parte il fastidio dovuto alla irregolarità dei cicli mestruali, la paziente troverà difficile – non impossibile perché quasi sempre qualche ovulazione rimane – concepire e corre anche un rischio di aborto spontaneo superiore alla norma.

Il paziente può essere seguito semplicemente dal ginecologo?
Direi di no. Il ginecologo svolge un ruolo importante nella diagnosi. La gestione di questa sindrome è talmente collegata all’equilibrio metabolico e all’aspetto endocrinologico da dover essere seguita in un Centro di endocrinologia. Ricordiamoci che – intervenendo subito sugli stili di vita – la paziente può prevenire o migliorare il diabete.

 



 

EMANUELA FALOIA, Endocrinologa e ricercatrice presso la facoltà di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche, insegna alla scuola di specializzazione in Endocrinologia ed è dirigente di I livello presso la Clinica di Endocrinologia degli Ospedali Riuniti Umberto I di Ancona. È presidente regionale della SID.



da Modus online