Home » Diabete tipo 2 » Terapia e cura » Stop al farmaco Avandia. In Italia 3,5 milioni di malati
 
Stop al farmaco Avandia. In Italia 3,5 milioni di malati PDF Stampa E-mail
Sabato 25 Settembre 2010 15:35

Tre milioni e mezzo. Tanti sono in Italia i malati di diabete: il 6% della popolazione. Il dato, in realtà, è condizionato al ribasso dal fatto che un diabetico su tre non sa ancora di esserlo. In prospettiva, inoltre, il diabete va assumendo le caratteristiche di una pandemia: 10 anni fa i malati nel mondo erano 120 milioni, oggi sono 270 milioni e di questo passo nel 2020 saranno 400 milioni; in pratica, ci sono due nuovi casi ogni 10 secondi.

Sono le cifre dell'allarme lanciato al Festival della salute, in corso a Viareggio, da Federico Serra, vicepresidente nazionale della Public affairs association. L'Italia, secondo Serra, è tra paesi più a rischio a causa dell'aumento dell'obesità che spesso precorre il diabete di tipo 2. "La situazione - afferma Serra - è ancora più drammatica se si osservano i dati dell'obesità infantile: nel nostro paese un bambino su tre è obeso e parliamo di soggetti che rischiano di sviluppare il diabete in età adolescenziale e di rischiare l'infarto già a 20 anni".

L'Agenzia per il controllo dei farmaci europea (Ema), intanto, ha deciso di sospendere dal mercato il farmaco antidiabete Avandia - prodotto dalla britannica GlaxoSmithKline (Gsk) - , in quanto secondo recenti studi inglesi e americani avrebbe effetti collaterali di rischio sul piano cardiovascolare (ictus e infarto su tutti). La decisione, già da tempo sollecitata 1 da singole autorità sanitarie nazionali, è in linea con quella adottata negli Usa dalla Food and drug administration (Fda) ed è stata subito recepita dall'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

L'Ema ha disposto il divieto di commercializzazione per tutti i farmaci a base di rosiglitazone e l'Aifa ha decretato lo stop su tutto il territorio nazionale per Avandia, Avandamet e Avaglim. "Il Comitato per i medicinali per uso umano (chmp) dell'Ema - spiega la nota dell'Aifa - ha concluso che, al momento, i benefici di rosiglitazone non superano i suoi rischi, e che l'autorizzazione all'immissione in commercio dei medicinali contenenti rosiglitazone deve essere sospesa in tutta l'Unione europea".

In Italia, la molecola sotto accusa è usata da una percentuale ridotta di malati di diabete (si va dal 9% allo 0,3%, a seconda delle fonti), mentre è diffusissima sul mercato americano. In ogni caso, tanto l'Ema che l'Aifa e le associazioni dei medici e dei malati avvertono: chi si cura con questi medicinali non deve interrompere di colpo la terapia, ma di concordare subito col proprio medico il passaggio alla cura alternativa. L'Ema inoltre invita i medici a sospendere le prescrizioni di medicinali contenenti rosiglitazone e a visitare "tempestivamente" i pazienti in terapia con questi trattamenti, per modificare al più presto la cura.

"Bisogna precisare - dice Gabriele Riccardi, presidente della Società italiana di diabetologia (Sid) - che non c'è alcuna prova definitiva di questi gravi effetti collaterali". Le decisioni della Fda e dell'Ema si sono basate su studi britannici e americani che indicano un aumento del rischio di eventi cardiovascolari legato all'assunzione del rosiglitazone. La Sid, invece, ha avviato un proprio studio (finanziato dall'Aifa) su un campione di mille pazienti per valutare gli eventuali effetti benefici sul cuore delle tre molecole più utilizzate contro il diabete. "Vogliamo accertare - precisa Riccardi -  se le terapie basate sulla metformina, le sulfaniluree e il pioglitazone, oltre ad essere efficaci nell'abbassare la glicemia, riducono gli eventi cardiovascolari".

 

 

da Repubblica.it Salute