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Trattare presto con liraglutide migliora il controllo del diabete PDF Stampa E-mail
Mercoledì 29 Giugno 2011 15:42

Un trattamento tempestivo con il GLP1- agonista liraglutide sembra migliorare il controllo glicemico complessivo nei pazienti con diabete di tipo 2 (DT2) rispetto a un trattamento col farmaco iniziato più tardivamente. Lo evidenzia uno studio appena presentato al congresso americano di diabetologia (ADA) a San Diego.

La ricerca mostra, infatti, che l’emoglobina glicata (HbA1c) è diminuita in media di 1,55 punti percentuali nei pazienti che erano naive agli antidiabetici orali o erano in terapia con un solo farmaco, mentre la riduzione è stata di 1,18 punti percentuali nei pazienti che erano già in trattamento con due o più ipoglicemizzanti orali (P < 0,0001).

“Pur evidenziando che iniziare presto il trattamento con liraglutide è molto meglio che iniziarlo tardi, lo studio mostra anche che l'aggiunta di liraglutide nei pazienti già in terapia da tempo non è inutile” ha affermato uno degli autori, David Matthews, dell'Università di Oxford, durante la presentazione dei dati.

Per arrivare a queste conclusioni, Matthews i suoi collaboratori hanno effettuato una metanalisi dei dati di sette studi pivotal di fase IIIa e IIIb, su un totale di 4.625 pazienti con diabete di tipo 2. L’obiettivo del lavoro era appunto valutare la differenza di efficacia tra un trattamento precoce con liraglutide e uno più tardivo. Nella casistica considerata, i ricercatori hanno identificato 492 pazienti trattati precocemente con 1,8 mg/die di liraglutide, 432 trattati precocemente con 1,2 mg/die di liraglutide, 355 trattati più tardivamente con liraglutide 1,8 mg/die e 28 trattati più tardivamente con liraglutide 1,2 mg/die.

Per l'analisi, i pazienti sono stati stratificati in base allo status di trattamento precedente: dieta ed esercizio fisico o un solo antidiabetico orale (terapia precoce) oppure due antidiabetici (terapia tardiva). La funzione beta-cellulare è stata valutata mediante il modello di valutazione dell'omeostasi (HOMA-B) e mediante il rapporto tra insulina e proinsulina.

I pazienti classificati come trattati precocemente erano malati da circa 6 anni, mentre quelli classificati come trattati più tardivamente lo erano da oltre 9 anni.

Tra i pazienti trattati precocemente con liraglutide 1,8 mg/die, il 72% ha raggiunto il target di HbA1c inferiore al 7% indicato dall’Ada contro il 49% dei pazienti trattati con il farmaco allo stesso dosaggio più tardi nel corso della malattia (P < 0,0001). Tra i pazienti trattati con liraglutide 1,2 mg/die, quelli che hanno raggiunto il target di HbA1c al di sotto del 7% sono stati il 61% nel gruppo trattato precocemente e il 49% nel gruppo trattato più tardivamente, anche se la differenza non è risultata statisticamente significativa (P = 0,1526).

I pazienti trattati con il dosaggio più basso di farmaco, si è ottenuta una riduzione dell'HbA1c di 1,38 punti percentuali nel gruppo trattato precocemente a fronte di una riduzione di 0,82 punti nel gruppo trattato trattati più tardivamente (P = 0,0027).

"Questi risultati sono simili a ciò che osserviamo tra i nostri pazienti affetti da diabete" ha commentato Michael Nauck, direttore del Bad Diabeteszentrum di Lauterberg, in Germania. "Tuttavia” ha aggiunto l’esperto “è molto importante avere a disposizione un, analisi come questa, che fornisce dei dati a supporto delle nostre osservazioni".

David Kendall, MD, direttore scientifico e medico dell’Ada, ha detto che i risultati dello studio "forniscono un’ulteriore prova del fatto che raggiungere il controllo glicemico il più presto possibile è vantaggioso. Ma nello stesso tempo dimostrano anche che non è mai troppo tardi per iniziare la terapia."

 

 

A. Garber, et al. The effect of disease stage, indicated by number of previous oral antidiabetic agents, on the response to liraglutide in type 2 diabetes. ADA 2011; abstract 967-P.

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da Pharmastar.it