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Metformina solubile, terapia più facile per il diabete di tipo 2 PDF Stampa E-mail
Mercoledì 19 Ottobre 2011 06:16

Le persone con diabete, in media, assumono quotidianamente circa sei compresse per curare il diabete e le malattie associate: ipercolesterolemia, ipertensione, insufficienza renale, disturbi circolatori. Il 38% di chi segue una terapia antidiabetica orale, però, a volte ha dimenticato  di prendere le compresse. E il 72% dei pazienti lamentano problemi nell’assunzione dei farmaci soprattutto a causa dell’elevato numero di compresse e della difficoltà a deglutirle.
Le cose però cambieranno a partire dal prossimo novembre quando sarà disponibile in farmacia la nuova formulazione della metformina, l’antidiabetico orale considerato terapia di riferimento contro il diabete di tipo 2. L’annuncio è stato dato questa mattina  a Milano nel corso di un incontro nell’ambito del quale sono anche stati illustrati i risultati di un’indagine commissionata a Gfk Eurisko da Merck Serono (l’azienda che nel 1957 ha reso disponibile metformina, e oggi metformina polvere), dalla quale sono stati tratti i dati sopra ricordati, presentati da Isabella Cecchini, responsabile Dipartimento ricerche sulla salute di GfK Eurisko. L’indagine – che ha interessato un campione di 180 persone con diabete, rappresentativo della realtà nazionale, per conoscere il loro rapporto con i farmaci –  ha infatti rilevato come un diabetico debba assumere ogni giorno numerosi farmaci, anche a causa delle patologie correlate al diabete: ipertensione (nel 58% dei casi), ipercolesterolemia (44%), disturbi circolatori (17%), insufficienza renale (5%).
Come ha ricordato Carlo Bruno Giorda, presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), la disponibilità della metformina polvere, in bustine monodose (Glucophage® polvere), potrebbe sembrare banale. Ma non è così: “Poter finalmente disporre di metformina, in una formulazione facilmente solubile in acqua e altre bevande, è un passo avanti molto importante, perché rende più facile, in persone spesso anziane, l’assunzione del farmaco e, quindi, migliora il risultato della cura. La metformina è raccomandata come terapia di prima linea in molte linee guida nazionali e internazionali ed è utilizzata in Italia dal 51,7% delle persone con diabete di tipo 2”. A questo proposito non va dimenticato che le attuali compresse del farmaco, possono raggiungere dimensioni  fino a 1 cm per 2 cm.
“I dati dell’indagine” ha ricordato dal canto suo  Gerardo Medea, responsabile dell’area metabolica della Società italiana di medicina generale (SIMG) “danno ragione dei motivi che, il più delle volte spingono un paziente a interrompere o a non seguire accuratamente una cura per una malattia cronica come il diabete. Si va dalla complessità del trattamento, alle dimensioni delle compresse, al numero totale di compresse giornaliero, alla presenza di effetti indesiderati fino alla difficoltà di deglutizione”.
“La consacrazione di metformina quale farmaco di base nella cura del diabete tipo 2 risale al 1998, anno in cui fu pubblicato su The Lancet il più importante e ampio studio sinora condotto su pazienti diabetici, lo United Kingdom Prospective Diabetes Study (UKPDS) uno studio randomizzato, prospettico e multicentrico”. A ricordarlo, in conclusione, è stato Gabriele Riccardi, presidente della Società italiana di Diabetologia (SID). “Lo UKPDS definì il ruolo fondamentale che il controllo rigoroso della glicemia ha nella prevenzione delle complicanze cardiovascolari nel diabete di tipo 2. A ogni punto di riduzione dell’emoglobina glicata (HbA1c, universalmente riconosciuto il miglior parametro per determinare il livello di controllo della malattia), era associata una riduzione significativa del rischio di complicanze microvascolari, prevalentemente a carico della retina, e macrovascolari come l’infarto del miocardio oltre che della mortalità”.
I risultati di quello studio dimostrarono che il trattamento intensivo con metformina riduceva il rischio di morte per qualsiasi causa (-36%), di infarto (-39%) e di ictus (-41%) nelle persone con diabete e in sovrappeso, in maniera significativamente superiore a quanto accadeva con farmaci come le sulfoniluree e l’insulina. Al termine dello studio, inoltre, venne condotto un monitoraggio, protrattosi per 10 anni e pubblicato nel 2008, che confermò il mantenimento degli effetti benefici del trattamento con metformina nel lungo periodo: infarto miocardico (-33%), morte per qualsiasi causa (-27%), riduzione di ogni end-point correlato al diabete (-21%).

 

da QS-quotidianosanità.it