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Conferme per linagliptin: buoni risultati su pazienti anziani e con nefropatia diabetica PDF Stampa E-mail
Mercoledì 03 Ottobre 2012 09:41

Nuove conferme per linagliptin arrivano dal 48esimo Congresso EASD, in corso a Berlino: i risultati di un ampio studio clinico di Fase III e di tre analisi combinate di dati di Fase III confermano infatti l’efficacia e la tollerabilità di linagliptin in pazienti con diabete di tipo 2, compresi i pazienti anziani e quelli con nefropatia diabetica.

“Il recente rapporto Istat sul mondo della sanità in Italia”, ha commentato Stefano Del Prato, Presidente della Società Italiana di Diabetologia “sottolinea l’aumento dell’uso della metformina per il trattamento del diabete tipo 2, in linea con le attuali linee guida nazionali e internazionali. Quello che il quadro generale ritratto dall’Istat non evidenzia ancora è che l’uso dei nuovi farmaci anti-diabetici, come i DDP4 e gli agonisti ricettori del GLP1, quando usati in combinazione con metformina, comportano, oltre al miglioramento del controllo glicemico, anche una significativa riduzione del rischio di ipoglicemie e di aumento di peso rispetto all’uso delle sole solfoniluree”.   

Linagliptin è un farmaco orale in monosomministrazione giornaliera, impiegato in monoterapia in pazienti che non riescono a ottenere il controllo glicemico con la sola dieta ed esercizio fisico e che non possono assumere metformina per problemi di intolleranza o perché controindicata per un declino della funzionalità renale. Lo studio clinico di Fase III ne ha valutato l’efficacia e la sicurezza a lungo termine rispetto a placebo in 1.261 pazienti con diabete non adeguatamente controllato dal trattamento con insulina basale.  Il profilo complessivo di sicurezza e tollerabilità di linagliptin è stato paragonabile a placebo, così come l’incidenza di ipoglicemia, a fronte però di un migliore controllo glicemico raggiunto con linagliptin (-0,53% di variazione di HbA1c corretta per placebo alla settimana 52 rispetto al basale (P<0,0001)). 

Ma soprattutto, come terapia aggiuntiva a insulina basale, il farmaco ha dimostrato di essere efficace e sicuro anche in pazienti anziani (≥ 70 anni) come mostra un’analisi combinata pre-determinata dei risultati di due studi clinici di Fase III, che hanno valutato linagliptin rispetto a placebo, dopo 24 settimane di trattamento, come terapia aggiuntiva a insulina basale e come terapia in pazienti anziani. I pazienti anziani con diabete di tipo 2 sono solitamente caratterizzati da una maggiore durata di malattia e da una ridotta capacità di secrezione delle cellule beta pancreatica, che spesso rendono necessaria una terapia di combinazione con insulina basale. In questa popolazione più vulnerabile di pazienti con diabete, linagliptin associato a insulina basale è stato ben tollerato, con un’incidenza complessiva di eventi avversi non superiore a placebo. Linagliptin ha determinato miglioramenti del controllo glicemico pari a -0,77% (variazione di HbA1c corretta per placebo rispetto al basale (P<0,0001)), senza rischio aggiuntivo di ipoglicemia (28,6% con linagliptin e 37,2% con placebo). “Questi dati sono molto confortanti soprattutto se consideriamo che in Italia, secondo gli ultimi dati degli Annali di AMD, la percentuale dei pazienti con diabete al di sopra dei 65 anni supera il 60 % della popolazione diabetica, che si traduce, in termini assoluti, in circa 1.800.000 persone”, ha affermato  Carlo Giorda, Presidente AMD. “Per questa popolazione di pazienti è sempre più necessario avere un approccio terapeutico a 360°, che consenta di raggiungere un buon controllo glicemico in sicurezza, considerando le frequenti patologie concomitanti e le diverse complicanze del diabete stesso, quali l’insufficienza renale.”

Un’altra analisi relativa a sette studi di Fase III ha valutato diversi parametri di sicurezza ed efficacia associati al trattamento con linagliptin in pazienti anziani  (≥ 65 anni) con diabete di tipo 2  in monoterapia o in associazione ad altre terapie ipoglicemizzanti. I risultati di questa analisi mostrano che linagliptin è ben tollerato e potrebbe costituire un’opzione terapeutica per pazienti anziani (≥ 65 anni) senza richiedere aggiustamenti di dosaggio. Il farmaco ha mostrato un’azione ipoglicemizzante con una variazione di −0,62% (P<0,0001, corretta per placebo) di HbA1c alla settimana 24 rispetto al basale. I pazienti trattati con linagliptin hanno registrato anche una diminuzione significativamente maggiore della glicemia plasmatica a digiuno  (variazione media corretta per placebo di −14,8 mg/dL, P<0,0001; −0,82 mmol/L) e una percentuale di eventi avversi non superiore a placebo (71,3% contro 73,3%). Anche gli eventi avversi correlati al farmaco non sono stati superiori con linagliptin rispetto a placebo (18,1% contro 19,8%).
“Questi sono dati estremamente incoraggianti per questa popolazione di pazienti che è spesso difficile da trattare” ha affermato Anthony Barnett, Professore Emerito di Medicina dell’Università di Birmingham, Regno Unito. “Molti pazienti anziani presentano problemi di sicurezza e tollerabilità dovute, ad esempio, a patologie concomitanti, declino della funzionalità renale e maggior rischio di ipoglicemia. In questi pazienti linagliptin sembra essere un’opzione terapeutica efficace e ben tollerata per il trattamento del diabete di tipo 2, non richiedendo aggiustamenti di dosaggio o monitoraggi aggiuntivi, anche in caso di declino della funzionalità renale. In una situazione in cui le opzioni terapeutiche sono sempre più limitate, siamo soddisfatti di poter aggiungere linagliptin alle opzioni terapeutiche”.

In un’ulteriore analisi linagliptin ha dimostrato la sua efficacia in un’altra popolazione vulnerabile rappresentata da pazienti con diabete di tipo 2 e nefropatia diabetica. Molte persone con diabete di tipo 2 poco dopo la diagnosi sviluppano nefropatia diabetica, che può progredire sino a diventare insufficienza renale terminale. Al momento, le terapie orali disponibili per questa categoria di pazienti sono limitate. Un’analisi di sette studi randomizzati ha raccolto i risultati dopo 24 settimane di trattamento. I risultati sono stati combinati e divisi in due gruppi: il gruppo 1, costituito da pazienti con nefropatia diabetica e diabete di tipo 2 di fase iniziale con albuminuria persistente (A/C compresa fra 30 e 3000 mg/g [rapporto tra albumina e creatina presenti nelle urine]) e in terapia stabile con ACE inibitore [Inibitore dell’enzima di conversione dell’angiotensina] o ARB [antagonista del recettore di angiotensina II]. Il gruppo 2 è formato da pazienti anziani (≥65 anni) affetti da nefropatia diabetica (A/C compresa fra 30 e 3000 mg/g). I pazienti del gruppo 1 potevano essere o non essere trattati con terapie ipoglicemizzanti orali di background. Quelli del gruppo 2 hanno ricevuto diverse terapie ipoglicemizzanti, fra le quali anche l’insulina. I pazienti del gruppo 1 hanno avuto variazioni corrette per placebo di HbA1c e di glicemia plasmatica a digiuno rispettivamente di -0,71% e -1,4 mmol (per entrambe P<0,0001). Linagliptin ha anche determinato una riduzione significativa dei valori di albuminuria del 33% (P<0,05). Nei pazienti del gruppo 2 linagliptin ha ridotto significativamente i valori di albuminuria del 30% (P<0,05). In entrambi i gruppi la riduzione dell’albuminuria è stata superiore a quanto atteso dagli effetti ipoglicemizzanti di linagliptin.

 

 

 

da quotidianosanità.it