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Linagliptin: arriva l’approvazione europea per l’ampliamento delle indicazioni PDF Stampa E-mail
Giovedì 01 Novembre 2012 06:38

Dopo che l’Fda statunitense aveva fatto la stessa cosa ad agosto, oggi anche la Commissione Europea ha approvato l’ampliamento delle indicazioni terapeutiche dell’inibitore della dipeptidilpeptidasi-4 (DPP-4) linagliptin, includendone l’uso in associazione ad insulina in adulti con diabete di tipo 2. L’approvazione significa che linagliptin è ora indicato per l’utilizzo in associazione a insulina, con o senza metformina, in quei pazienti in cui questo regime terapeutico, associato a dieta ed esercizio fisico, non sia in grado di ottenere un adeguato controllo glicemico.

Linagliptin è un inibitore della DPP-4 (dipeptidilpeptidasi-4), un enzima coinvolto nell’inattivazione delle incretine, Aumenta la secrezione dell’insulina in maniera glucosio-dipendente e riduce la secrezione di glucagone, con conseguente miglioramento generale dell’omeostasi del glucosio. L’approvazione si basa sui risultati di diversi studi clinici, fra cui quelli ottenuti in uno studio di Fase III della durata di 52 settimane, che ha dimostrato l’efficacia e la sicurezza di linagliptin in associazione a insulina basale (endpoint primario: efficacia dopo 24 settimane). I risultati di questo studio indicano che dopo 24 settimane di trattamento l’aggiunta di linagliptin a insulina ha determinato un miglior controllo glicemico rispetto alla sola insulina, senza rischi aggiuntivi di ipoglicemia.

Lo studio ha coinvolto un totale di 1.261 pazienti con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato con insulina glargine, insulina detemir o insulina NPH, che sono stati randomizzati a ricevere  linagliptin 5 mg una volta/die o placebo.  Lo studio ha incluso pazienti con valori di HbA1c  (emoglobina glicata) al basale compresi fra ≥7% e ≤10%, fra i quali 709 soggetti con compromissione renale, nella maggior parte dei casi classificata di grado lieve (eGFR da 60 a <90 ml/min).  L’emoglobina glicata (HbA1c) viene rilevata nei diabetici come indicatore di controllo glicemico nei due/tre mesi precedenti. Il dosaggio dell’insulina è stato mantenuto stabile prima dello studio e durante le prime 24 settimane di trattamento. Al basale il 16,1% dei pazienti non era in terapia con un ipoglicemizzante orale, il 75,6% assumeva solo metformina, il 7,3% metformina e pioglitazone, e l’1,0% assumeva solo pioglitazone.
A 24 settimane Linagliptin, in aggiunta alla terapia di background con insulina, ha dimostrato una riduzione rispetto al placebo dell’emoglobina glicata (HbA1c) di -0,65% da un basale di 8,3%. Le differenze di riduzione di HbA1c riscontrate fra linagliptin e placebo sono state simili nei pazienti con o senza alterazione della funzionalità renale e indipendentemente dal grado di severità della compromissione. L’incidenza complessiva di ipoglicemia con linagliptin non è stata superiore rispetto a placebo (linagliptin: 25,7%; placebo: 27,3%). Nel complesso non si sono riscontrate differenze significative di peso corporeo fra i due gruppi.


“Siamo lieti che sia stata concessa l’approvazione all’uso di linagliptin come terapia aggiuntiva a insulina negli adulti con diabete di tipo 2” ha dichiarato Klaus Dugi, Corporate Senior Vice President Medicine di Boehringer Ingelheim. “L’ampliamento dell’indicazione indica che linagliptin è una terapia efficace in pazienti con diversi stadi della malattia”.

 

da quotidianosanita'.it