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Diabete non è solo glicemia PDF Stampa E-mail
Lunedì 27 Maggio 2013 09:08

A volte al medico che si occupa di patologie croniche capita di domandarsi se lui ed il suo paziente abbiano la stessa percezione circa la malattia che stanno gestendo assieme. E questo, forse, è ancora più vero nella gestione del diabete, malattia multifattoriale.
Il medico è consapevole come nell’approccio attuale alla malattia ci sia una serie di bisogni che non vengono soddisfatti; bisogni che sono più rilevanti quanto maggiore è l’anzianità di malattia e che non sono unicamente correlati in modo stretto al solo parametro della glicemia.
Cerco di spiegarmi meglio. Alla base del diabete, si sa, ci sono due meccanismi correlati all’insulina; da un lato un deficit nella secrezione di questo ormone da parte dell’organismo, dall’altro una diminuzione della sua attività. Dopo i fallimenti dei vari tentativi di tenere sotto controllo il compenso glicemico con le modifiche allo stile di vita, così come evidenziato anche dagli Standard italiani per la cura per il diabete mellito, si passa ad un trattamento con farmaci ipoglicemizzanti, trattamento che dopo un certo periodo di tempo porta il medico a doversi confrontare con quelle necessità non più soddisfatte cui mi sto riferendo. In particolare, dopo alcuni anni non si riesce più a raggiungere glicemie accettabili; quella parte del pancreas che è preposta alla produzione di insulina (la betacellula) si deteriora sempre di più; aumenta il rischio di ipoglicemie, aumenta il peso (rasentando l’obesità) e spesso anche la pressione.

L’obiettivo del medico diventa, quindi, non solamente un obiettivo glicemico ma molto più complesso, e spesso il suo paziente non percepisce questa nuova situazione. Con l’obesità, soprattutto quella addominale, aumenta notevolmente anche il rischio cardiovascolare; questo significa problemi al rene, alla retina, al sistema nervoso; ma anche ai vasi periferici, al cuore, al cervello. I rischi sono altissimi: nell’85% dei casi le amputazione di arti inferiori sono precedute da ulcera e si stima che un diabetico ha il 15 % di probabilità di incorrere in una lesione del piede nell’arco della propria vita. Non va dimenticato, poi, che l’obesità porta con se non solo una diminuzione dell’efficacia dell’insulina ma anche un notevole incremento del rischio cardiovascolare.

Nuovi scenari si aprono. Da un lato, sul fronte della collaborazione fra medico e paziente. Come dicevo prima, si deve realizzare una più stretta corrispondenza di intenti tra il soggetto diabetico ed il suo team diabetologico, con nuove consapevolezze ed un impegno più preciso circa l’aderenza alla terapia farmacologia ed alle modificazioni sullo stile di vita che il team propone. Strategico è il seguire con attenzione il regime di alimentazione che viene costruito con un taglio sartoriale sul soggetto, ma anche il piano di attività fisica che viene consigliato. Dall’altro lato, nuovi scenari vengono aperti da nuove opportunità terapeutiche offerte dalla ricerca scientifica, opportunità che sono oramai disponibili sul mercato.
Mi riferisco ad una nuova classe di farmaci ed in particolare ad una molecola che, in mono somministrazione giornaliera, è in grado di aiutare il medico a tenere sotto controllo una serie di parametri che sono strettamente correlati con la qualità di vita futura del suo paziente.

È strategico avere a disposizione un farmaco che riesce a gestire la glicemia quando questa sale, ma che allo stesso tempo è in grado di aumenta il senso di sazietà e riduce l’introito calorico. Queste caratteristiche fanno sì che il rischio di ipoglicemie sia veramente molto bassofatto che, associato ad una apprezzabile riduzione di peso e ad una diminuzione della circonferenza vita, creano anche le condizioni ideali per una corretta accettazione da parte del paziente.

Sia gli studi scientifici che la pratica clinica quotidiana stanno inoltre confermando come questa molecola sia in grado di intervenire sulla pressione sistolica: i pazienti in trattamento mostrano valori pressori più fisiologici. Collaborazione, obiettivi percepiti dal paziente e condivisi con il medico. Che non sta solamente dietro la sua scrivania, ma che è, per sua formazione, fortemente orientato ad una visione del diabete che vede il paziente in un ruolo attivo, informato all’interno di un processo di educazione terapeutica che è alla base del successo della terapia e della qualità di vita futura. 
Il diabete, non è solo glicemia!


di Pantaleo Daniele
Ambulatorio di endocrinologia
e diabetologia
Distretto Sociosanitario
di Campi Salentina-Martano

 

 

da Novo Diabete