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Tutti i risultati di empagliflozin presentati a Chicago PDF Stampa E-mail
Venerdì 28 Giugno 2013 10:15

Sono quattro gli studi di fase III su empagliflozin nel trattamento di pazienti con diabete di tipo 2 e con un insufficiente controllo glicemico presentati da Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly and Company nel corso della 73esima Edizione del Congresso dell’American Diabetes Association (ADA) che si è tenuta a Chicago. I risultati dimostrano la sicurezza e l’efficacia del farmaco, con due differenti dosaggi (10 e 25 mg), come monoterapia in pazienti naïve, in associazione a metformina o a metfomina più sulfanilurea, in associazione all’insulina basale  e in pazienti con insufficienza renale.

Ecco nello specifico tutti i risultati:

Efficacia e sicurezza di empagliflozin in monoterapia in pazienti non precedentemente trattati
Lo studio di Fase III, randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo, della durata di 24 settimane ha coinvolto 986 pazienti chenon avevano ricevuto alcuna terapia antidiabetica per almeno 12 settimane prima dell’arruolamento, e ha dimostrato che il trattamento con empagliflozin  10 o 25 mg in monoterapia ha determinato una riduzione significativa dell’emoglobina glicata rispetto a placebo.
Dopo 24 settimane il trattamento con empagliflozin 10 o 25 mg ha mostrato una riduzione dell’emoglobina glicata corretta per placebo rispettivamente dello 0,74% (p<0.001) e dello 0,85% (p<0.001) rispetto al basale.
I risultati dello studio hanno, inoltre, evidenziato significativi miglioramenti della pressione arteriosa: riduzione  della pressione sistolica di 2,6 mmHg (p<0.05) con il dosaggio da 10 mg e di 3,4 mmHg (p<0.01) con il dosaggio da 25 mg; e del peso: diminuzione di 1,93 Kg (p<0.001) con il dosaggio da 10 mg e di 2,15 Kg (p<0.001) con il dosaggio da 25 mg, rispetto al gruppo con placebo.
La frequenza di eventi avversi riportata è stata sovrapponibile tra i gruppi (54.9% e 60.5% con empagliflozin 10 mg e 25 mg e 61.1% con placebo). Gli eventi avversi più comuni sono stati: ipoglicemia (0.4% in ciascun gruppo di trattamento), infezioni delle vie urinarie (5.4% e 6.7% con empagliflozin 10 mg e 25 mg e 5.2% con placebo) e genitali (3.1% e 4.0% con empagliflozin 10 mg e 25 mg e 0 con placebo).

Efficacia e sicurezza di empagliflozin in associazione a metformina con e senza l'aggiunta di sulfanilurea
I risultati di due studi di Fase III, in doppio cieco, controllati rispetto a placebo, della durata di 24 settimane, che hanno coinvolto oltre 600 persone ciascuno, hanno dimostrato una riduzione statisticamente significativa dell’emoglobina glicata nei soggetti che hanno assuntoempagliflozin (10 o 25 mg) in associazione a metformina, con e senza l'aggiunta di sulfanilurea.
Dopo 24 settimane di trattamento, empagliflozin (10 e 25 mg) più metformina ha mostrato una riduzione dell’emoglobina glicata rispettivamente dello 0,57% (p<0.001) e dello 0,64% (p<0.001) rispetto al gruppo di controllo.
Un’ulteriore analisi ha evidenziato, inoltre, una riduzione della pressione sistolica di 4,5 mmHg (p<0.001) con empagliflozin 10 mg e di 5,2 mmHg (p<0.001) con il dosaggio 25 mg, rispetto a placebo.
Empagliflozin 10 mg e 25 mg ha anche determinato una riduzione significativa di peso rispetto alla sola metformina:-1.63 kg (p<0.001) e -2.01 kg (p<0.001).
Per quanto riguarda il trial che ha preso in considerazione il trattamento con empagliflozin (10 e 25 mg) in associazione a metformina piùsulfanilurea, i risultati hanno dimostrato che in 24 settimane si è verificata una riduzione dell’emoglobina glicata corretta per placebo rispettivamente dello 0,64% (p<0.001) e dello 0,59% (p<0.001) rispetto al braccio di confronto.
Una perdita di peso superiore al 5% è stata raggiunta dal 27,6% dei pazienti trattati con empagliflozin 10 mg e dal 23,6% di quelli che hanno assunto il dosaggio 25 mg (p<0.001; 1,75 kg e 1,99 kg) in aggiunta a metformina più sulfanilurea, rispetto al 5,8% del braccio di confronto.

Efficacia e sicurezza di empagliflozin in associazione con insulina basale
Lo studio clinico di Fase III della durata di 78 settimane, randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo, ha coinvolto 494 pazienti. I risultati hanno dimostrato che empagliflozin (10 o 25 mg) in associazione all’insulina basale ha determinato riduzioni statisticamente significative di emoglobina glicata (HbA1c) rispetto al confronto, sia al momento della valutazione dell’endpoint primario alla settimana 18, che alla settimana 78.
Dopo 18 settimane il trattamento con empagliflozin  10 mg e 25 mg, in associazione alla terapia di background con insulina, ha evidenziato una riduzione dell’emoglobina glicata rispetto al confronto rispettivamente dello 0,56% (p<0.001) e dello 0,70% (p<0.001). Alla settimana 78, invece, la riduzione di HbA1c è stata rispettivamente dello 0.46% e dello 0.62% (p<0.001).
La frequenza di eventi avversi riportata è stata sovrapponibile tra i gruppi (84.6% e 87.1% con empagliflozin 10 mg e 25 mg e 87.1% nel confronto). Gli eventi avversi più comuni sono stati: ipoglicemia (19.5% e 28.4% con empagliflozin 10 mg e 25mg e 20.6% nel confronto), infezioni delle vie urinarie (14.8% e 11.6% con empagliflozin 10 mg e 25 mg e 8.8% nel confronto) e genitali (7.7% e 5.2% con empagliflozin 10 mg e 25 mg e 1.8% nel confronto).
I risultati osservati in questo studio sono stati molto incoraggianti sia per quanto riguarda l’azione primaria di empagliflozin sulla riduzione dell’emoglobina glicata, ma anche per gli effetti positivi sul calo ponderale (riduzione di 2 kg  con empagliflozin e aumento di 0.7 kg nel braccio di  confronto, p<0.001).

Efficacia e sicurezza di empagliflozin in pazienti con insufficienza renale
L’ultimo studio presentato al Congresso, di 52 settimane, randomizzato, in doppio cieco, controllato a placebo ha coinvolto 664 pazienticon diabete di tipo 2 e una insufficienza renale da lieve a moderata, (velocità di filtrazione glomerulare da ≥ 60 a <90mL/min/1.73m2 e da ≥ 30 a <60mL/min/1.73 m2 ).
I risultati hanno dimostrato che, alla settimana 24 definita per la valutazione dell’end point primario, il trattamento con empagliflozin in aggiunta alla terapia standard ha evidenziato una riduzione significativa di emoglobina glicata rispetto al braccio di confronto. Lo studio ha inoltre mostrato un significativo miglioramento della pressione arteriosa e una calo ponderale rispetto al gruppo di controllo.
Nello specifico, con il trattamento con empagliflozin 10 e  25 mg, in aggiunta alla terapia standard è stata evidenziata una riduzione dell’emoglobina glicata corretta per placebo rispettivamente dello 0,52% (p<0.001) e dello 0,68% (p<0.001) nei pazienti con insufficienza renale lieve; in quelli con un deterioramento moderato della funzionalità renale, che hanno assunto empagliflozin 25 mg, la riduzione della HbA1c corretta per placebo è stata dello 0,42% (p<0.001).
Dopo 52 settimane di trattamento la riduzione di emoglobina glicata rispetto al gruppo di confronto  è stata di 0.62% e 0.65% (p<0.001) con empagliflozin 10 e 25 mg in pazienti con insufficienza renale lieve e di 0.44% (p<0.001) con empagliflozin 25mg in pazienti con insufficienza renale moderata.
La frequenza di eventi avversi riportata è stata sovrapponibile tra i gruppi (79.6% e 75.4% con empagliflozin 10 mg e 25 mg e 72.7% nel confronto). Gli eventi avversi più comuni sono stati: ipoglicemia (23.5% e 22.1% con empagliflozin 10 mg e 25mg e 22.9% nel confronto), infezioni delle vie urinarie (10.2% e 9% con empagliflozin 10 mg e 25 mg e 8.2% nel confronto) e genitali (6.1% e 2.5% con empagliflozin 10 mg e 25 mg e 1.3% nel confronto).

Empagliflozin rientra in una nuova classe di molecole chiamate inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT 2), capaci di ridurre gli alti livelli di glucosio nel sangue, indipendentemente dall’azione dell’insulina, bloccando la ricaptazione del glucosio a livello renale, promuovendone così l’escrezione  con le urine. Questo meccanismo d’azione fa sì che si riducano i livelli di HbA1c (emoglobina glicata) e il peso corporeo, a prescindere dalla funzionalità delle cellule beta pancreatiche o dallo stato di insulino-resistenza.

 

da quotidianosanità.it