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Liraglutide più efficace degli inibitori SGLT-2 nel controllo della glicemia. Lo dice una metanalisi a rete. PDF Stampa E-mail
Venerdì 04 Dicembre 2015 09:06

Liraglutide è più efficace degli inibitori SGLT-2 nel ridurre l’emoglobina glicata, HbA1c, e dimostra in prospettiva una migliore tendenza a raggiungere gli obiettivi di controllo glicemico. 

Sono stati presentati al Congresso mondiale dell’International Diabetes Federation (IDF), conclusosi ieri a Vancouver, Canada, i risultati di una network meta-analysis condotta su studi relativi a persone con diabete tipo 2 non adeguatamente controllate con metformina in monoterapia o in associazione a sulfaniluree, inibitori DPP-4 o glitazoni.

“La network meta-analysis è una metodologia di valutazione che ha trovato solo recentemente una collocazione riconosciuta nel campo della evidence based medicine. È uno strumento sviluppato per eseguire un confronto indiretto fra trattamenti per i quali non sono disponibili studi clinici di confronto ‘testa a testa’, ma solo studi nei quali tali trattamenti sono confrontati con altri trattamenti, che potremmo definire ‘terzi’. Da questi studi vengono tratte le informazioni utili a valutare i due trattamenti tra di loro”, spiega Giorgio Sesti, Professore di medicina interna dell'Università degli Studi “Magna Grecia” di Catanzaro.

I risultati della metanalisi presentata a Vancouver hanno valutato liraglutide in confronto a canagliflozin, empagliflozin e dapagliflozin, utilizzando 17 studi clinici randomizzati controllati, già pubblicati alla data di inizio della valutazione. Dimostrano una maggiore riduzione di HbA1c da parte di liraglutide rispetto a tutti gli inibitori SGLT-2 esaminati (-1.01%/-1.18% per liraglutide 1.2 mg/1.8 mg; -0.64/-0.79% per canagliflozin 100 mg/300 mg; -0.32%/-0.38% per dapagliflozin 5 mg/10 mg; -0.59%/-0.62% per empagliflozin 10 mg/25 mg).

“Questi dati confermano quanto osservato in altri studi clinici randomizzati ‘testa a testa’ o network meta-analysis ovvero che il trattamento con analoghi del GLP-1, come liraglutide, ha un maggiore effetto sul controllo metabolico rispetto ad altri trattamenti ipoglicemizzanti. Un ulteriore vantaggio della terapia con analoghi del GLP-1 è l’effetto significativo sulla riduzione del peso e sulla pressione arteriosa che ne rafforza l’uso in soggetti affetti dalla cosiddetta sindrome metabolica” conclude Sesti.

Cosa sono le metanalisi “a rete” (o network meta-analysis, NETMA)
Dal punto di vista teorico, la NETMA è uno strumento sviluppato per operare nei casi in cui si realizzano ambedue le seguenti condizioni: 1) volendo eseguire il confronto tra due trattamenti A e B, non esiste uno studio controllato che abbia confrontato A vs B l’uno contro l’altro (ossia non esiste un trial clinico     di confronto testa a testa o “diretto” tra  A e B); 2) esistono invece alcuni studi controllati nei quali un terzo trattamento (es. C) è stato confrontato (in studi separati) sia con A che con B.     

L’obiettivo della NETMA è quello di fornire informazioni sul confronto A vs B, lavorando a partire dai risultati dei vari trial disponibili in argomento, con una modalità statistica nuova detta di confronto “indiretto”. Scendendo nel dettaglio operativo, posto che il randomized controlled trial (RCT) è lo strumento principale della ricerca comparativa, la NETMA opera nei casi in cui non esiste un RCT di confronto A vs B, ma esistono invece uno (o più) RCT di confronto A vs C e uno (o più) RCT di confronto B vs C. 

Una condizione indispensabile per l’applicazione di quanto sopra descritto è che tutti i trial inseriti in questa “rete” di  confronti abbiano reclutato i rispettivi pazienti con criteri di inclusione identici o sovrapponibili e che inoltre l’end-point usato per la rilevazione degli esiti sia     anch’esso identico (o “quasi” identico) tra tutti i trial. 

Dal punto di vista operativo, la NETMA lavora esaminando in primo luogo tutto il complesso dei dati disponibili dai vari trial e costruendo infine i tradizionali indicatori statistici riguardanti il confronto indiretto A vs B. Il  modello statistico genera, come è ovvio, intervalli di confidenza più ampi per i confronti indiretti rispetto al caso, ben noto a tutti, in cui la comparazione si basa invece su un trial di confronto diretto.    

 

da PHARMASTAR