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Cure "intelligenti" per bloccare la malattia PDF Stampa E-mail
Domenica 28 Settembre 2008 17:52

 


Studi recenti ribadiscono i buoni effetti del rosiglitazone sul cuore. ottima tollerabilità ed efficacia a lungo termine lo rendono ideale per un trattamento prolungato

Nei primi anni il diabete «non fa male». Anzi, il paziente può anche non accorgersi di averlo per molto tempo e questo fa sì che il «male dolce» danneggi giorno per giorno le sue arterie. In modo particolare quelle del cuore, del cervello, dei reni, degli occhi e delle gambe.

«Uno dei problemi principali del trattamento della malattia – spiega il professor Agostino Consoli, ordinario di Endocrinologia dell’Università di Chieti – è proprio quello di far capire al paziente che è necessario trattare oggi questa malattia silenziosa, per star meglio in futuro». Oggi abbiamo ottimi farmaci antidiabetici. Farmaci che ci aiutano a controllare la glicemia, ma non a guarire definitivamente. È naturale, dunque, che la scelta di queste terapie, da fare per tutta la vita, debba favorire le più sicure per l’organismo. Di recente sono stati immessi sul mercato farmaci in grado di aggredire il diabete proprio a livello dei meccanismi alla base della malattia.

«All’origine del diabete c’è un alterato funzionamento delle cellule del grasso che va a interferire con il corretto funzionamento del fegato e di quelle del pancreas, tra cui le produttrici dell’insulina. Farmaci come il rosiglitazone riescono invece in un certo senso a ripristinare il corretto funzionamento delle cellule adipose, interferendo così direttamente con i meccanismi che provocano il diabete di tipo 2».
Le prove di questa azione mirata e «intelligente» vengono da una serie di importanti studi condotti negli ultimi anni, quali «Dream», che ha dimostrato come il rosiglitazone, somministrato a persone con pre-diabete (o IGT, alterata tolleranza ai carboidrati), riduce del 60% il loro rischio di progredire verso una condizione di malattia conclamata.

Nello studio Adopt invece, pazienti con diabete appena diagnosticato sono stati messi in terapia con tre diversi farmaci: rosiglitazone, sulfaniluree o metformina. Solo quelli trattati con il rosiglitazone hanno mostrato un buon controllo della glicemia per tutta la durata dello studio.
«Questo significa – commenta il professor Consoli – che l’effetto del rosiglitazone, al contrario di quello di altri farmaci abitualmente usati per il trattamento di questa condizione, resta efficace per un maggior periodo di tempo: dura più a lungo». Sul versante della sicurezza del farmaco, tre grandi studi presentati di recente ai congressi dell’American Diabetes Association di San Francisco (Accord, Advance, Vadt) e all’EASD di Roma hanno smentito l’allarme lanciato dal professor Steve Nissen dalle pagine del New England Journal of Medicine.
In questi studi, infatti, il rosiglitazone, utilizzato insieme ad altri farmaci per mantenere uno stretto controllo della glicemia, secondo i valori consigliati dalle linee guida, non ha prodotto alcun effetto sfavorevole in termini di complicanze cardiovascolari. Più di recente, anche uno studio condotto in Inghilterra, attingendo ai database di un gruppo di 300 medici di famiglia, ha confermato la sicurezza di questo farmaco intelligente utilizzato per diversi anni su oltre 7.200 pazienti.
E non solo. I soggetti trattati con questa terapia hanno mostrato un dimezzamento del rischio di complicanze cardiovascolari, rispetto a quelli sottoposti ad altri trattamenti.

 

da SPECIALE DIABETE di La Stampa.it

29 settembre 2008