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Diabete in ritirata grazie agli ormoni PDF Stampa E-mail
Sabato 17 Giugno 2006 16:04

Nuovi farmaci stimolano la capacità naturale dell’organismo di opporsi all’eccessivo aumento di zuccheri nel sangue.

Ricca di novità l'edizione 2006 dell'incontro promosso dall'associazione americana che si occupa di diabete, tenutosi in questi giorni a Washington Tra gli aspetti emergenti spicca l'interesse crescente nei confronti di classi alternative di farmaci per la cura del diabete di tipo 2, che agiscono stimolando la capacità naturale dell'organismo di opporsi all'aumento eccessivo di zuccheri nel sangue.

Il diabete di tipo 2 è provocato dall'incapacità di produrre insulina in quantità sufficiente o di utilizzarla correttamente; come conseguenza i pazienti possono sviluppare disturbi cardiaci, renali, vascolari, neurologici o cecità.
È stato stimato che circa i due terzi dei pazienti cui viene diagnosticato il diabete di tipo 2 non hanno un controllo adeguato dei livelli di glicemia. Da qui la crescente necessità di terapie alternative, dato che con il progredire della malattia i farmaci orali possono non essere più in grado di garantire un controllo adeguato e diventa quindi indispensabile la terapia insulinica. In questo contesto si inseriscono due farmaci di nuova generazione, uno già in commercio e l’altro nella fase finale di sperimentazione, che utilizzano un approccio simile e del tutto innovativo per contrastare il diabete di tipo 2.

Il primo, il cui nome commerciale è Exenatide, è stato approvato negli Stati Uniti nell'aprile 2005 ed è in attesa di autorizzazione in Europa; il suo impiego è riservato a pazienti affetti da diabete di tipo 2 che non riescono a ottenere il controllo glicemico con i più comuni farmaci ipoglicemizzanti. Il farmaco possiede gli stessi effetti di un ormone umano (Glp-1 o Glucagon-like peptide 1) che viene secreto in risposta all'assunzione di cibo; Glp-1 esercita effetti multipli su stomaco, fegato, pancreas e cervello, che contribuiscono a regolare i livelli della glicemia.
«Exenatide ha permesso il raggiungimento dei livelli target di emoglobina glicosilata A1C in un'ampia quota di pazienti in cui questo non avviene con l’assunzione dei farmaci orali», ha dichiarato Francesco Giorgino, direttore dell'U.O. di endocrinologia presso l'Azienda ospedaliera Policlinico di Bari, commentando i risultati di un nuovo studio clinico sul farmaco.«Anche se Exenatide si somministra mediante iniezioni sottocutanee, prevede dosaggi fissi senza necessità di continui aggiustamenti ed è praticamente esente da rischi di ipoglicemie; si tratta, pertanto, di un'opzione terapeutica relativamente semplice da attuare».

L’ormone Glp-1 è al centro anche di un altro studio promettente che ha terminato la fase III di sperimentazione sull'uomo: protagonista è un farmaco selettivo e potente (Januvia è il nome commerciale), da somministrare questa volta per via orale una volta al giorno. Januvia potrebbe essere il primo di una nuova classe di molecole somministrabili per bocca che agiscono stimolando la capacità intrinseca del nostro corpo di abbassare i livelli i zuccheri se troppo alti, con un approccio simile a quello di Exenatide.

Questi farmaci sono detti inibitori del Dpp-4 perché vanno a bloccare la proteina naturale Dipeptidil peptidasi IV; che a sua volta controlla in senso negativo l'ormone Glp-1. Gli inibitori del Dpp-4 implementano quindi l'azione dell'ormone Glp-1, o di altri con analoga funzione, impedendo alla proteina Dpp-4 di bloccarne l'azione.

I risultati presentati al convegno mostrano una riduzione significativa dei livelli di zuccheri nel sangue se il farmaco è usato da solo o in combinazione con farmaci tradizionali.

Januvia sembra anche ripristinare la funzionalità delle cellule beta del pancreas, le minuscole fabbriche in cui viene prodotta l'insulina che perdono funzionalità nelle fasi iniziali della malattia. Oltre all'efficacia la nuova molecola sembra avere anche un buon profilo di tossicità, con effetti collaterali piuttosto lievi. Stando a queste premesse, Januvia è stato presentato come una delle alternative più promettenti per la cura del diabete e facilmente integrabile alle altre terapie esistenti.

 

 

 

 


di SILVIA FABIOLE NICOLETTO

da: “Milano Finanza” del 17.06.06