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Con inibitori dell'SGLT2 chetoacidosi diabetica meno frequente rispetto all'insulina PDF Stampa E-mail
Giovedì 30 Marzo 2017 06:21

Negli adulti con diabete di tipo 2 trattati con un inibitore dell’SGLT2 in monoterapia o in combinazione con l’SGLT2 si ha un’incidenza più bassa di chetoacidosi diabetica rispetto ai pazienti trattati con l’insulina in monoterapia. Lo evidenziano i dati di uno studio osservazionale da poco uscito su Diabetes Care.

In questo lavoro, Frederik Persson, dello Steno Diabetes Center di Copenaghen,e altri ricercatori hanno analizzato i registri nazionali danesi nell’arco di tempo dal 1995 al 2014 per stimare i tassi di incidenza della chetoacidosi diabetica tra le persone con diabete di tipo 2 alle quali erano stati prescritti farmaci antidiabetici. I partecipanti sono stati seguiti fino al 31 dicembre 2014 oppure al decesso o al trasferimento in un altro Paese (se questi due ultimi eventi si verificavano prima della fine dello studio).

Durante il follow-up, si sono verificati 4045 episodi di chetoacidosi diabetica in 3 milioni di anni-persona tra i 415.670 partecipanti, pari a un tasso grezzo di incidenza di 1,34 per 1000 anni-persona. L'incidenza di questa grave complicanza è diminuita del 5,6% all'anno.

Gli hazard ratio di chetoacidosi sono risultati pari a 1,3 (IC al 95% 1,2-1,5) per i farmaci ipoglicemizzanti non insulinici, a 6 (IC al 95% 5,3-6,8) per la monoterapia con insulina e 3 (IC al 95% 2,7-3,4) per una combinazione. Nei pazienti ai quali erano stati prescritti inibitori dell’SGLT2 in monoterapia non risultavano registrati casi di chetoacidosi diabetica, mentre si sono registrati sei casi di chetoacidosi diabetica nei partecipanti ai quali era stata prescritta una combinazione contenente un inibitore dell’SGLT2.

“Rispetto a quanto osservato negli studi su canagliflozin, i nostri tassi di incidenza della chetoacidosi diabetica nei gruppi trattati con inibitori dell’SGLT2-sono risultati più alti, ma i tassi qui presentati indicano ciò a cui probabilmente ci troviamo di fronte nella pratica clinica; su 1000 persone affette da diabete di tipo 2, ogni anno una sarà ricoverata in ospedale a causa di una chetoacidosi diabetica, una situazione acuta potenzialmente fatale, specie tra gli anziani, e che richiede un ricovero in ospedale e un trattamento intensivo” scrivono Persson e i colleghi. 

Tuttavia, concludono i ricercatori, questo aumento del rischio associato al trattamento con inibitori dell’SGLT2 “non è significativo e non è certo clinicamente rilevante”.



M.L. Jensen, et al. Incidence of Ketoacidosis in the Danish Type 2 Diabetes Population Before and After Introduction of Sodium–Glucose Cotransporter 2 Inhibitors—A Nationwide, Retrospective Cohort Study, 1995–2014. Diabetes Care. 2017; doi:10.2337/dc16-2793
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