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Metformina: 50 anni ma non li dimostra PDF Stampa E-mail
Sabato 05 Maggio 2007 10:22

Cinquanta anni fa, era il 1957, il medico e farmacologo francese Jean Sterne metteva a punto una sostanza che sarebbe diventata una pietra miliare nella storia della diabetologia: la metformina. Il farmaco, appartenente alla classe degli ipoglicemizzanti orali chiamati biguanidi, e impiegato nella cura del diabete di tipo 2, fu reso disponibile per la prima volta in Francia dai Laboratoires Aron. L'azienda transalpina entrò poi a far parte di Merck Pharma, divenuta dal gennaio 2007 Merck Serono, divisione farmaceutica del gruppo tedesco Merck KGaA, a seguito dell'acquisizione di Serono S.A. da parte della società di Darmstadt.

"Metformina è utilizzata in oltre 90 paesi e per efficacia, tollerabilità, sicurezza, infatti non provoca ipoglicemie, rappresenta sempre più, ancora dopo 50 anni, il farmaco di riferimento nella cura del diabete tipo 2. Fatto non trascurabile, inoltre, il rapporto costo/beneficio particolarmente favorevole, visto il ridottissimo costo della terapia pari a circa 25 centesimi al giorno", ha dichiarato Antonio Messina, CEO di Merck Serono. "Lo testimoniano le più recenti raccomandazioni delle principali organizzazioni internazionali, che vedono metformina sempre più protagonista nella cura di questa forma della malattia, a fianco delle modificazioni dello stile di vita del diabetico - in particolare dell'alimentazione e dell'attività fisica -, tradizionalmente considerate il primo intervento utile a ridurre la glicemia", ha proseguito Messina.

Secondo le linee guida pubblicate dall'International Diabetes Federation (IDF), nel 2005, metformina rappresenta il farmaco da impiegare in prima battuta nel trattamento antidiabetico orale. Questa raccomandazione è stata ulteriormente rafforzata, lo scorso anno, da una dichiarazione congiunta dell'American Diabetes Association (ADA) e della European Association for the Study of Diabetes (EASD), che ha messo in evidenza quanto spesso la sola modifica degli stili di vita sia inefficace e risulti opportuno associarvi, sin dalla prima diagnosi, metformina.

Poche settimane fa, l'8 marzo 2007, inoltre, l'ADA ha reso pubblico il documento " Consensus on Impaired Fasting Glucose (IFG, alterata glicemia a digiuno, quando i valori di glicemia sono compresi tra 100 e 126 mg/dL, soglia oltre la quale il soggetto è da considerarsi diabetico - Ndr) and Impaired Glucose Tolerance (IGT, alterata tolleranza al glucosio - Ndr)", due condizioni metaboliche caratteristiche di forme definite pre-diabetiche, nelle quali già esiste un aumento del rischio cardiovascolare, la più importante complicanza della malattia. Ebbene, ancora una volta metformina è stata indicata come unica terapia antidiabetica orale da considerare in questa situazione, per prevenire la comparsa della malattia.

La consacrazione di metformina, come farmaco di riferimento nella cura del diabete di tipo 2, risale però ad alcuni anni fa: il 1998, anno in cui fu pubblicato su Lancet il più importante e ampio studio condotto sinora su pazienti diabetici, The United Kingdom Prospective Diabetes Study (UKPDS). Lo UKPDS stabilì, senza ombra di dubbio, il ruolo fondamentale del controllo rigoroso della glicemia nella prevenzione delle complicanze cardiovascolari nel diabete di tipo 2. Ogni punto percentuale di riduzione dell'emoglobina glicata (HbA1C, universalmente riconosciuto il miglior parametro per determinare il livello di controllo della malattia), era associato a riduzione significativa del rischio di complicanze microvascolari (prevalentemente a carico della retina, -37%), di quelle macrovascolari, come l'infarto del miocardio (-14%), della mortalità causata dal diabete (-21%).

I risultati dello UKPDS dimostrarono che metformina riduceva il rischio di morte, infarto del miocardio e ictus nelle persone con diabete e in sovrappeso, mentre ciò non avveniva con le terapie convenzionali sulfonilurea o insulina. Fatto ancora più importante, ciò avveniva indipendentemente e in misura superiore all'effettivo miglioramento del controllo glicemico.

 

 

da Salute Europa

5 maggio 2007