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Una molecola anti diabesita' in arrivo anche in Italia PDF Stampa E-mail
Venerdì 22 Giugno 2007 10:28

Il nuovo trattamento presto a disposizione di diabetologi e diabetici italiani per il trattamento del diabete di tipo 2, exenatide, ha dimostrato oltre alla sua efficacia, di essere l'unico trattamento antidiabetico non orale in grado di far perdere peso e di migliorare la funzionalità delle beta cellule. Le nuove evidenze scientifiche su exenatide, sviluppato grazie allo studio del metabolismo della lucertola Gila Monster, sono state presentate oggi durante il 67° Congresso dell'American Diabetes Association, in corso in questi giorni a Chicago.

"Il meccanismo d'azione di exenatide, volto a recuperare la funzionalità delle beta cellule, dimostra di avere pari efficacia rispetto alla somministrazione di insulina per via iniettiva - ha osservato Francesco Giorgino, Direttore dell'U.O. di Endocrinologia presso l'Azienda Ospedaliera Policlinico di Bari e professore ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo dell'Università degli Studi di Bari - Gli studi presentati dimostrano come aggiungere exenatide al farmaco orale prima dell'uso dell'insulina può aiutare i diabetici di tipo 2 ad ottenere lo stesso controllo glicemico che si ottiene con l'uso di insulina e, al contempo, a perdere peso".

Exenatide, il primo di una nuova classe di farmaci detti incretino-mimetici, dopo aver ricevuto l'approvazione FDA, ha ottenuto, al termine del 2006, quella europea dell'EMEA e sarà disponibile in Italia nei prossimi 8 mesi. Negli Stati Uniti, dove è utilizzato da oltre due anni, è stata registrata una preferenza da parte delle donne.

"La maggiore compliance per questo trattamento da parte delle donne si può spiegare con la maggiore attenzione che ha il sesso femminile per il proprio corpo e la capacità di exenatide di far perdere peso. Inoltre, l'aspettativa di vita solitamente maggiore rispetto all'uomo costringe le donne diabetiche a più lunghi periodi di trattamento con insulina e, quindi, ad un aumento di peso che exenatide potrebbe consentire invece di evitare " ha aggiunto Giorgino.

"Quando al diabetico di tipo 2 viene consigliato il passaggio da ipoglicemizzante orale a insulina si va incontro a due tipi di problemi - ha commentato Vera Buondonno Lombardi, Presidente Fand (Associazione Italiana Diabetici). - Il primo di natura psicologica, in quanto il paziente si sente in qualche modo costretto a utilizzare l'ultimo trattamento a disposizione, e il secondo di natura 'fisica', in quanto il passaggio a insulina comporta un aumento di peso significativo e i problemi ad esso associati. L'arrivo di exenatide - ha concluso la Lombardi - può rappresentare, quindi, una nuova strada che risolve in parte, ma efficacemente, questo tipo di problemi. Il suo effetto registrato sulla funzionalità delle cellule beta del pancreas, inoltre, è una speranza in più per chi è affetto da una patologia che fino ad oggi non è considerata 'guaribile'".

"E' importante sottolineare come l'effetto sul peso è chiaramente dimostrato nei pazienti diabetici. Nel diabete di tipo 2, questo effetto è assai rilevante poiché si tratta di persone spesso in sovrappeso, se non chiaramente obese, con resistenza all'insulina ed elevato rischio di complicanze cardiovascolari. Il paziente diabetico che perde peso grazie al trattamento con exenatide spesso presenta anche ridotti livelli di lipidi nel sangue e livelli di pressione arteriosa più bassi" ha messo ancora in evidenza Giorgino.

Negli studi presentati exenatide è stato generalmente ben tollerato. L'effetto collaterale più comune è la nausea da lieve a moderata, che interessa meno della metà dei pazienti e generalmente diminuisce nel tempo.

 

da Salute Europa

22 giugno 2007