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Gli stimolanti del pancreas PDF Stampa E-mail
Giovedì 20 Marzo 2008 10:53

La diagnosi di diabete arriva circa 6-8 anni dall'insorgenza della sindrome metabolica. Dopo dieci o più anni di antidiabetici orali il 40% dei diabetici di tipo 2 ha bisogno dell'insulina.

"Se l'obiettivo per la cura dell'obesità è ridurre il giro-vita in modo permanente nel tempo", sottolinea Paolo Cavallo Perin, ordinario di medicina interna all'Università di Torino, "le terapie del diabete di tipo 2 mirano a tenere la glicemia e l'emoglobina glicata entro valori accettabili, ma soprattutto ad evitare le ipoglicemie, estremamente pericolose per il cervello e il cuore". Un compito non facile che richiede una puntigliosa autogestione da parte del paziente.

Le molecole più recenti - come le incretine - favoriscono agendo a livello gastrico e intestinale la liberazione dell'ormone insulinico e la sua utilizzazione inoltre riducono il senso di fame. L'ultima arrivata è exenatide capostipite degli incretino-mimetici, disponibile da poche settimane anche in Italia, che somministrata per via iniettiva con l'apposita penna promuove non solo il giusto rilascio di insulina solo se il livello di zuccheri nel sangue è troppo elevato, ma rallenta lo svuotamento dello stomaco, riduce l'appetito, il peso corporeo e avrebbe la capacità di proteggere le beta-cellule pancreatiche dalla tendenza a suicidarsi (apoptosi).

"Buoni i risultati ottenuti dai tiazolidinedioni, in particolare pioglitazone oltre ad aumentare la sensibilità insulinica nel fegato, nel tessuto adiposo e nelle cellule muscolo-scheletriche", osserva Paolo Brunetti, ordinario di medicina interna a Perugia, "esercita una forte prevenzione nei confronti delle complicanze cardiovascolari, ictus e infarto del miocardio".

Proseguono i tentativi di trovare un'insulina non iniettiva.
Ritirata dopo una breve comparsa sul mercato l'insulina per via inalatoria, si sperimentano varie tipologie di cerotto e una particolare formulazione d'insulina orale protetta da uno scudo di proteine estratte dal guscio dei gamberetti.

 

da Repubblica.it, Supplemento Salute

20 marzo 2008