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Diabete: salvare il pancreas ed evitare il ricorso all’insulina PDF Stampa E-mail
Venerdì 18 Aprile 2008 11:09

Agisce sulla glicemia solo quando serve e preserva la funzionalità del pancreas, evitando nel lungo termine l’insulino-dipendenza. Sono le principali caratteristiche di una nuova terapia orale contro il diabete. Vildagliptin, questo il nome della molecola, appartiene agli inibitori della DPP-4, la più innovativa classe di farmaci antidiabetici.
Funziona selettivamente, cioè solo in presenza di concentrazioni elevate di glucosio, favorendo in modo naturale la corretta secrezione d’insulina. I risultati arrivano da un vasto programma internazionale di sviluppo clinico, che ha coinvolto, in oltre 60 studi completati, più di 20mila pazienti, e confermano che la nuova molecola ha anche dimostrato di non influire sul peso dei pazienti. Una buona notizia per gli oltre 3 milioni di italiani affetti da quella che è definita la malattia del benessere.

Spesso definito malattia cronica, il diabete, che provoca un aumento della glicemia (livello di zuccheri nel sangue), è in realtà una malattia progressiva. Infatti più della metà dei pazienti, nonostante la terapia, non riesce a raggiungere i livelli glicemici corretti.
“Nel corso degli anni – dichiara Edoardo Mannucci, diabetologo dell’Ospedale Universitario Careggi di Firenze – la glicemia, a causa di un inarrestabile declino della secrezione di insulina, aggravata anche da stili di vita sedentari e da un’alimentazione errata, tende progressivamente ad aumentare, innescando un naturale processo di peggioramento, che nel tempo porta molti diabetici alla necessità di una terapia con insulina”.

La maggior parte dei farmaci per il diabete di tipo 2 ha agito finora sull’insulino-resistenza (difetto per il quale l’organismo non usa in modo efficiente l’insulina) o stimolando in modo forzato la secrezione di insulina da parte del pancreas. “In questo modo – continua il dr. Mannucci – i farmaci tradizionali riducono efficacemente la glicemia, ma non arrestano il processo di peggioramento progressivo del diabete. Senza considerare che spesso causano effetti indesiderati come ipoglicemia, nausea, diarrea ed edema”.

La maggiore comprensione del ruolo delle isole pancreatiche ha portato ad un approccio nuovo nella gestione del diabete. In particolare si è scoperto che all’interno del pancreas del paziente diabetico le cellule alfa rilasciano quantità eccessive di glucagone, l’ormone che aumenta i livelli di glucosio nel sangue, e che le cellule beta presentano una inadeguata secrezione di insulina, l’ormone che riduce i livelli di glucosio nel sangue.

Vildagliptin agisce sia sulla disfunzione delle cellule alfa, sopprimendo l’eccessivo rilascio di glucagone e riducendo il rischio di ipoglicemia, sia sulla disfunzione delle cellule beta, ripristinando in modo naturale la corretta secrezione d’insulina.

“Questo farmaco – afferma Emanuele Bosi, Endocrinologo dell’Università San Raffaele di Milano – appartiene alla nuova classe di antidiabetici orali denominata Inibitori della DPP-4. Il suo meccanismo d’azione consiste in sintesi nell’aumentare la concentrazione del GLP-1, ormone che nel diabetico di tipo 2 è carente, in modo da favorire l’abbassamento dei livelli di glicemia. Poiché il declino del GLP-1 è tra le cause della naturale progressione del diabete di tipo 2, vildagliptin potrebbe risultare efficace nel contrastare questa tendenza e mantenere nel tempo un miglior controllo della glicemia.

La terapia non determina quell’aumento di peso che spesso si osserva in corso di terapia antidiabetica e si associa ad un basso rischio di ipoglicemia, contrariamente a quanto può accadere con l’insulina o con altri ipoglicemizzanti orali”.

 

 

 

da Salute Europa

18 aprile 2008