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Terapia insulinica nel diabete. Siamo indietro coi microinfusori. PDF Stampa E-mail
Sabato 21 Luglio 2018 13:15

Nonostante le sciocchezze potenzialmente omicide dette in televisione da qualcuno, nel diabete tipo 1 le iniezioni di insulina sono necessarie per non morire. 
In attesa della possibilità di somministrarla per vie alternative (fra cui la tanto agognata ma per ora impraticabile via orale) l’insulina deve essere somministrata per via sottocutanea, con tutti i limiti succintamente descritti in un post recente. Il che significa con iniezioni 4 volte al giorno nel diabete tipo 1 (è rarissimo e irrazionale che si possa ottenere un buon compenso con 2-3 iniezioni). 
Attualmente il modo più efficace di fare terapia insulinica nel diabete tipo 1 è tramite un microinfusore. Soprattutto quando questo è associato ad un sensore per il monitoraggio continuo della glicemia. Questo permette di conoscere il valore attuale della glicemia minuto dopo minuto. Il microinfusore permette di infondere in via continuativa insulina con velocità variabile anche molte volte al giorno, programmandolo in base alle necessità. 
In un futuro ormai vicino sensore e microinfusore dialogheranno per infondere insulina in via automatica in base al variare della glicemia (pancreas artificiale). 
Con microinfusore e sensore si riducono le ipoglicemie e i picchi di iperglicemia, si abbassa la emoglobina glicata, si abbattono le complicanze della malattia, si allunga la vita. C’è documentazione scientifica su questo. E non si fanno più le odiose iniezioni. Certo si deve indossare lo strumento e saperlo gestire. Non dovrebbe essere un problema insormontabile nella maggior parte delle persone che sono ormai accanite fruitrici della tecnologia (smartphone in primis). Infatti bambini di pochi anni di età sanno gestire i microinfusori senza difficoltà. 
Ovviamente serve un impegno da parte del paziente nel gestire questi strumenti tecnologici il cui uso richiede uno specifico addestramento. E servono equipe mediche (diabetologi, infermieri, dietisti, psicologi) dedicate per assistere le persone trattate con microinfusore. 
Non c’è alcun dubbio sul fatto che la maggior parte delle persone con diabete tipo 1 dovrebbero essere trattate oggi con microinfusore e sensore. 
Purtroppo in Italia, diversamente da altri paesi europei, solo il 10% dei pazienti con diabete tipo 1 è trattato con microinfusore. Le motivazioni sono soprattutto economiche: la spesa per fornire un microinfusore (circa 4 mila euro per i più costosi ma i prezzi stanno scendendo) e il materiale necessario per farlo funzionare (circa 3 mila euro per anno ma anche in questo caso i prezzi sono in calo) e la spesa per il personale dedicato (quantificabile in circa 500 euro per paziente per anno). Tuttavia, questa spesa non dovrebbe essere messa in discussione così come non viene messa in discussione la spesa straordinariamente maggiore per terapie oncologiche i cui benefici purtroppo sono spesso molto limitati. Ci sono cicli terapeutici con farmaci oncologici che non guariscono ma solo rallentano la progressione di malattia che costano 50 mila euro per persona e anche di più. E giustamente il sistema sanitario li paga. 
Tuttavia se il sistema sanitario spende 50 mila euro per allungare la vita di qualche mese ad un paziente oncologico non dovrebbe avere remore a spendere 5 mila euro per allungare di anni e migliorare sostanzialmente la vita di chi ha il diabete tipo 1.

 

Prof. Enzo Bonora

Direttore UOC Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del Metabolismo 
Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona