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Vaccino: la brutta figura dei medici PDF Stampa E-mail
Domenica 15 Novembre 2009 07:52

Nel pieno della campagna vaccinale contro il nuovo virus pandemico H1N1, le presunte tos­sicità del vaccino sono diventate un argomen­to di discussione assai popolare. E, come atte­so, sono state rispolverate tutte le leggende metropolitane che si associano all'impiego dei vaccini in generale e a quello contro l'influenza in particolare. Se la discussione rimanesse confinata ai salotti, in fondo non fa­rebbe gran danno. Più sconcertanti sono alcune posizioni che emergono a questo proposito in ambito medico. Com'è noto i medici sono stati inseriti tra le categorie da vaccinare prioritariamente nell'ambito del piano d'inter­vento antipandemico dell'OMS. A dispetto di questo, all'11 novembre, dopo due settimane dall'inizio della campagna vaccinale per gli operatori sanitari, solo circa 5000 degli 8000 medici di famiglia della Lombardia e in tutto 28044 dei 301.266 addetti (meno del 10% del totale) ha ritenuto di aderire alla vaccinazione (ringrazio Luigi Macchi che mi ha fornito questi dati in 'tempo reale'). E questo, a essere one­sti, non è un fenomeno solo italiano.

Ma quali sono le ragioni di questo atteggiamento negati­vo? Uno dei miei maestri diceva che i medici sono convinti che le medicine (e quindi, perché no, i vaccini) siano cose da pazienti e non da medici, ed è per questo che un medico è il peggior paziente che ti possa capitare. In realtà, è piutto­sto sconcertante constatare come vi siano colleghi che dia­no credito a fantasmi suscitati da dati non accreditati o da operazioni mediatiche, senza peritarsi di procedere ad una verifica. È il caso per esempio dell’adiuvante squalene, che noi medici dovremmo ricordare (dall’esame di biochimica) essere un precursore del colesterolo e degli ormoni steroi­dei, da noi prodotto ogni giorno in importanti quantità, e presente, oltre che nell'olio di fegato degli squali, anche in vegetali come crusca di riso, germe di grano e olive. Se si fosse chiamato olivene, chissà, farebbe meno paura. Quanto alla preoccupazione poi che alla vaccinazione an­tinfluenzale possano essere attribuite varie disgrazie e con­seguenze, il «Lancet» ha pubblicato il 31 ottobre un lavoro specificamente dedicato alla definizione di quante e quali malattie possiamo attenderci indipendentemente dalla vac­cinazione. Su 10 milioni di vaccinati, entro le sei settimane successive dalla vaccinazione e indipendentemente da es­sa, in Gran Bretagna sono attesi 21.5 casi di Guillain-Barré (rara sindrome neurologica in passato associata a una vacci­nazione antiinfluenzale) e 5.75 casi di morte improvvisa e nelle donne in USA 86.3 casi di neurite ottica. Su 1 milione di gravide sono attesi 397 casi di aborto spontaneo, entro un giorno dalla vaccinazione. Come faranno i medici poco convinti, e soprattutto non sufficientemente informati, a spiegare che la vaccinazione non c’entra niente, perché que­sti numeri sono attesi comunque? Forse aveva ragione Elio Vittorini: la nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio.



Massimo Galli
Ordinario di Malattie Infettive
Ospedale-Polo Univesitario «Luigi Sacco», Milano


da Corriere Salute