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Il diabete è sempre più giovane e costa caro I consigli per affrontarlo d’estate PDF Stampa E-mail
Lunedì 14 Giugno 2010 14:51

Si abbassa l'età di chi si ammala di diabete, con conseguenze per la vita di un numero crescente di ragazzi e con costi diretti e indiretti che gli esperti non esitano a definire preoccupanti.
Già oggi le cure per questi malati raggiunge il 10-15% delle spese complessive sanitarie.
E dal congresso di Padova arrivano le nuove Linee guida e un decalogo per le vacanze.
Il diabete in Italia è sempre più giovane: sono ormai poco più di 15mila i bambini fra 0 e 14 anni colpiti da diabete di tipo uno, quello appunto giovanile, e oltre 60.000 i giovani pazienti dai 15 ai 30 anni. Ogni 2 giorni si ammala un bimbo, uno su 10 è figlio di migranti.
Il diabete giovanile viene ormai diagnosticato ogni anno a circa 150 bimbi fra 0 e 14 anni, in un caso su 10 si tratta di figli di migranti che hanno assunto stili di vita occidentali. E' questo il nuovo volto della malattia in Italia che risulta dallo studio RIDI sui dati dei registri italiani sul diabete di tipo uno in collaborazione con i Servizi Diabetologici pediatrici, presentati durante il XXIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Diabetologia (Sid), a Padova dal 9 al 12 giugno. Negli ultimi 20 anni le nuove diagnosi sono passate da 9 a 14 casi ogni centomila abitanti, con un incremento del 3 per cento annuo. Alle stelle i costi del diabete: per ogni paziente si spendono ogni anno oltre 3300 euro. Cioè che preoccupa è proprio l'aumento dell'incidenza, negli ultimi 20 anni, del diabete giovanile, passata da 9 a 14 casi ogni centomila abitanti.

E sempre dal congresso di Padova arriva il monito degli esperti che pubblicano le nuove linee guida. Uno stile di vita sano è il primo passo per curare il diabete. Poi è inevitabile l'approccio farmacologico, ma bisogna sempre seguire un'alimentazione equilibrata, fare movimento e non fumare. Devono ricordarlo i tre milioni di italiani affetti dalla malattia. “Contrariamente a quanto indicato nelle linee guida anglosassoni che raccomandano dopo la diagnosi di diabete di prescrivere subito i farmaci, noi riteniamo che il primo intervento sia agire sullo stile di vita e non abbandonarlo mai anche quando il paziente è costretto a ricorrere alla terapia farmacologica”, a parlare il neoeletto presidente SID, Gabriele Riccardi. Corretto apporto alimentare e attività fisica giornaliera sono regole valide per i diabetici di tipo 1, insulino-dipendenti, e per i diabetici di tipo 2 trattati, almeno nei primi anni di malattia, con antidiabetici orali.

La seconda raccomandazione riguarda la diagnosi del diabete e insiste sull’utilità di effettuare il test dell’emoglobina glicata. “Si tratta di un semplice esame che valuta i valori di zucchero nel sangue nell’arco dei due-tre mesi antecedenti al test che di solito – sottolinea il professor Riccardi - è impiegato per monitorare il buon controllo della glicemia nei pazienti, tuttavia siccome i valori di questa analisi risentono poco di momentanee alterazioni dovute all’attività fisica, a uno stravizio alimentare occasionale o alla presenza di altre malattie, potrà essere uno strumento vantaggioso anche in fase diagnostica”. Altra raccomandazione: passare precocemente all’insulina quando i farmaci a base di metformina non funzionano più. Complesso il quadro assistenziale dei diabetici.

La rete dei servizi è diffusa (16 regioni su 20) e funziona. Non così la gestione integrata con i medici di medicina generale che di fatto resta sulla carta in ben 15 regioni che pure l’hanno prevista. Il modo di curare un diabetico cambia in Italia da una regione all’altra. Il primo Rapporto nazionale sulle normative regionali, ben 132, presentato al Congresso SID, evidenzia una giungla di atti legislativi sul diabete, spesso lacunosi o insufficienti. Emerge un dato: i pazienti non hanno tutti le stesse opportunità di assistenza e cura. “Anche a causa del federalismo sanitario”, commenta Alberto Bruno, coordinatore del Centro unificato di diabetologia San Giovanni Battista di Torino.

Tra le regioni virtuose, Piemonte e Toscana rispettivamente con 18 e 14 norme, seguite da Lombardia (10 atti normativi), Marche e Lazio (7). La Campania pur con 14 norme è a metà classifica per mancanza di copertura finanziaria. In coda Liguria, Calabria, Puglia e Basilicata che ha varato una legge due mesi fa.

Chi fa di più? Piemonte e Toscana con accesso facilitato all’attività fisica e rimborso insieme alla Lombardia delle medicazioni per il piede diabetico. La Toscana permette che l’insegnante inietti insulina al bambino diabetico e ha stilato linee guida per la gestione del diabetico ospedalizzato. Le regioni del Centro distribuiscono farmaci e strisce reattive attraverso le Asl.  Cinque regioni hanno recepito le indicazioni per la patente di guida disposte dal nuovo Codice della strada, otto hanno predisposto regole per la prescrivibilità dei microinfusori.

Il diabete con l’estate non se ne va. Questo il decalogo SID:

  • In vacanza fai più movimento (nuoto, ballo, giardinaggio)
  • Perdi qualche chilo di troppo
  • Prima o durante l’attività fisica concediti un gelato o una bibita
  • Durante l’attività fisica porta con te qualche caramella per evitare spiacevoli cadute zuccherine
  • Preferisci pasti leggeri a base di verdure e pesce, consuma frutta con meno zuccheri
  • Bevi acqua, tè e caffè non zuccherati
  • Proteggi i piedi con scarpe chiuse, non camminare a piedi nudi o con infradito
  • Evita nuotate ed escursioni da solo
  • Controlla spesso la glicemia
  • Conserva i farmaci in luogo fresco.

 

di Mariapaola Salmi

da Repubblica.it Salute