Home » Primo piano » Malati italiani più stressati, depressi e discriminati che negli altri Paesi europei
 
Malati italiani più stressati, depressi e discriminati che negli altri Paesi europei PDF Stampa E-mail
Giovedì 12 Dicembre 2013 06:41

La metà è stressata e due su dieci si sentono discriminati e depressi. Dati che superano la media europea, solo i cittadini polacchi stanno peggio. Questi i risultati della ricerca internazionale studio Dawn2 che ha coinvolto oltre 15mila persone in tutto il mondo, presentati oggi al Censis.

Stressati depressi e discriminati. È questo l’identikit dei diabetici nel nostro paese. Persone che patiscono un forte disagio sociale che impatta pesantemente sui familiari. Il 51% dichiara di soffrire lo stress della malattia, il 18% si sente depresso e il 19% discriminato. Tutte percentuali che superano la media dei dati rilevati nei principali Paesi europei.

A tracciare il ritratto degli italiani colpiti dal diabete è lo studio internazionale DAWN2 (Diabetes attitudes wishes and needs), presentato questa mattina al Censis, che ha coinvolto oltre 15mila tra malati, familiari e operatori sanitari di 17 Paesi di tutto il mondo (Algeria, Canada, Cina, Danimarca, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Messico, Paesi Bassi, Polonia, Russia, Spagna, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti).
Obiettivo dello studio - realizzato da International diabetes federation (IDF), International Society for Pediatric and Adolescent diabetes (ISPAD), International alliance of patients’ organization (IAPO) e Steno Diabetes Center, con il contributo non condizionato di Novo Nordisk, condotto in Italia sotto l’egida di Italian barometer diabetes observatory foundation, Diabete Italia, Comitato per i diritti della persona con diabete, in collaborazione con Censis, la Fondazione Mario Negri Sud e il ministero della Salute - l’individuazione dei bisogni insoddisfatti delle persone con diabete e di chi si prende cura di loro, attraverso l’analisi dei cambiamenti avvenuti negli ultimi dieci anni.

“I risultati dello studio DAWN2 mettono in evidenza un quadro che deve destare attenzione – ha spiegatoAntonio Nicolucci, Coordinatore Data analysis board dell’Italian barometer diabetes observatory e Responsabile Dipartimento farmacologia clinica ed epidemiologia della Fondazione Mario Negri Sud – se infatti 4 Italiani con diabete su 10 dichiarano che le cure cui devono sottoporsi interferiscono con la loro vita quotidiana, un dato assolutamente in linea con la media internazionale, molti altri indicano un forte disagio sociale e un importante peso psicologico che grava sui familiari”.

I dati. Gli italiani pagano lo scotto della patologia molto di più dei malati del resto d’Europa. Solo i polacchi se la passano peggio. In Italia, il 51% delle persone con diabete dichiara di soffrire lo stress della malattia, superati solo dai polacchi (57%), mentre gli spagnoli si trovano nelle nostre stesse condizioni (51%). Migliora notevolmente la situazione dei diabetici in Francia (40%) e UK (28%). Mentre le percentuali più basse si registrano in Germania (27%).
Le depressione sembra invece colpire in maniera uniforme tutte le persone con diabete che vivono nel Vecchio continente. Ma anche in questo caso gli italiani, anche se di poco, e sempre con l’unica eccezione dei polacchi, presentano percentuali superiori ai pazienti: si sente depresso il 18% degli italiani (sempre meno del polacco:19%), in Spagna e UK il 17%, in Francia, Germania e Olanda il14%. I meno depressi sono invece i danesi (12%).
Solo quando si parla di discriminazione il nostro Paese scivola in terza posizione nella classifica dei paesi europei. A sorpresa infatti, sempre dietro ai polacchi (24%), spuntano a sorpresa gli olandesi (20%), seguiti dagli Italiani e dagli spagnoli (19%). Con percentuali inferiori alla media europea ci sono Francia (17%, Regno Unito (15%), Danimarca (14%) e Germania (11%).

Ma i dati non finiscono qui. Il 65% di italiani con diabete accusa un impatto negativo della malattia sulle proprie condizioni fisiche, oltre la media internazionale, al 62% (confronta dati internzionali) e il 60% teme il rischio di ipoglicemia, poco sopra la media pari al 59%. “Un insieme di situazioni – ha aggiunto Nicolucci – che genera un grave senso di oppressione nei familiari, i quali ci dicono, in oltre 1 caso su 2 di essere preoccupati per le condizioni dei loro cari e lo sono molto più rispetto a quanto accade negli altri Paesi, in cui il livello di preoccupazione si ferma al 40%”.

“Lo studio dei determinanti sociali e della qualità di vita della persona con diabete – ha commentatoGiuseppe De Rita, Presidente della Fondazione Censis – appare oggi la strada percorribile per affrontare questa malattia e tutta la cronicità in genere non solo come condizione clinica, ma come fattore socio-sanitario sul quale intervenire. Il diabete rappresenta una patologia silente che è ancora poco conosciuta, spesso sottovalutata, e la non conoscenza del problema è il maggior alleato nel suo avanzare pandemico. Risulta necessario impegnarsi partendo dall’informazione per poi affrontare in termini corretti il tema della prevenzione”.
“Le sfida alla cronicità è uno dei punti  principali nell’agenda del nostro Paese – ha aggiunto  Ketty Vaccaro, responsabile welfare del Censis – abbiamo il primato mondiale dell’invecchiamento e il fenomeno è destinato ad accentuarsi ulteriormente:   la  popolazione over 75 nel 2030 raggiungerà il 27% di quella totale e arriveremo ad oltre cinque milioni di persone over 80. E nel futuro questo processo interesserà sempre di più le regioni del Sud, attualmente ancora ‘giovani’. In questo scenario diventa importante imparare ad affrontare le diseguaglianze sociali che portano inevitabilmente ad una salute diseguale. Pensiamo che persone con una condizione economica più bassa hanno una maggiore esposizione al peggioramento del proprio stato di salute.  E il diabete è un archetipo di tutto questo. Va quindi affrontato con decisione".


“I risultati dello studio DAWN2 – ha affermato Renato Lauro, Presidente dell’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation – mettono in evidenza ciò che già avviene nel caso di altre malattie come il morbo di Alzheimer e la malattia psichiatrica: l’emergere di un forte disagio sociale correlato alla condizione, che coinvolge soprattutto le famiglie. Il rischio è che, in un clima di recessione economica come quello che stiamo vivendo, possa peggiorare”.

 

 

da quotidianosanità.it