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Arrivano le nuove linee guida italiana per la diagnosi e la terapia del diabete PDF Stampa E-mail
Mercoledì 28 Maggio 2014 06:30

L’intervento di Simona Frontoni, co-coordinatrice degli Standard per la SID e responsabile UOC endocrinologia e diabetologia Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina Roma,al XXV° Congresso della Società Italiana di Diabetologia

 

La terza edizione degli ‘Standard italiani per la Cura del Diabete Mellito’ sarà presentata nel corso del congresso della Società Italiana di Diabetologia. Non saranno più disponibili in edizione cartacea, ma solo in formato elettronico, su sito web dedicato e quindi di ancor più semplice consultazione. Tra le novità la personalizzazione degli obiettivi per l’emoglobina glicata,, i nuovi obiettivi del trattamento della pressione arteriosa, le nuove terapie e i nuovi aspetti della nefropatia diabetica, scoperti da RIACE, uno studio tutto italiano sostenuto da SID e recepiti nella nuova edizione delle linee guida.

 

L’occasione per il ‘lancio’ sarà rappresentata dal Congresso Nazionale della Società Italiana di Diabetologia.  “Questa edizione degli Standard – spiega la dottoressa Simona Frontoni, coordinatrice degli Standard per SID (insieme a Tina Lapolla) e Responsabile UOC Endocrinologia e Diabetologia dell’Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma - è nata dalla volontà di creare delle linee guida, che fossero calate nella realtà italiana e che si discostassero dalle linee guida americane, quelle dell’American Diabetes Association, che avevano ispirato la prima edizione del 2007. Già nell’edizione del 2010 avevamo cercato di dare una caratterizzazione, che tenesse fortemente conto della realtà italiana e che si è ulteriormente concretizzata negli Standard di quest’anno”.

 

I capitoli che hanno visto un aggiornamento più evidente sono quelli della terapia del diabete tipo 2, essendo state considerate tutte le nuove molecole entrate in commercio a partire dal 2010. Novità anche nei capitoli relativi alle complicanze del diabete e ai target di terapia dei fattori di rischio. I target di pressione arteriosa, ad esempio, passano da 130 per la massima (pressione sistolica) e 80 per la minima (pressione diastolica), a 140 e 80, rispettivamente. Questa revisione è dettata dai risultati degli ultimi studi pubblicati in materia che hanno dimostrato che, scendere sotto 140 mmHg di massima, non comporta alcun vantaggio, anzi, quando si scenda molto al di sotto di questi valori, tendono ad aumentare gli eventi avversi inclusa la mortalità soprattutto nel caso del paziente anziano.

Il target dell’emoglobina glicata è rimasto invariato, ma viene ulteriormente sottolineata la necessità di individualizzare gli obiettivi della terapia, a seconda che si parli di un giovane con un diabete di recente diagnosi o di anziano con tanti anni di diabete alle spalle e altre patologie associate. “In questo – afferma la dottoressa Frontoni – siamo stati dei precorritori, perché nei nostri standard del 2010 era già sottolineata questa necessità di differenziare i target di glicata, nelle varie popolazioni di pazienti”. Gli obiettivi di un buon trattamento del diabete sono dunque un’emoglobina glicata inferiore a 7% in generale; inferiore a 6,5% nel giovane con diabete appena diagnosticato e senza altre patologie associate; 8-8,5% nell’anziano fragile, con malattia di lunga durata e altre patologie associate o complicanze del diabete in fase avanzata. Gli obiettivi di glicemia a digiuno e prima dei pasti sono 70-130 mg/dl; quelli della glicemia 1 e 2 ore dopo un pasto sono <160 mg/dl. Invariati gli obiettivi di trattamento della dislipidemia: il colesterolo ‘cattivo’ o LDL dovrebbe essere inferiore a 100 mg/dl o addirittura inferiore a 70 mg/dl in pazienti con pregressi eventi cardiovascolari o fattori di rischio multipli; il colesterolo ‘buono’ (HDL) dovrebbe essere superiore a 40 nel maschio e superiore a 50 mg/dl nella femmina; i trigliceridi dovrebbero essere inferiori a 150 mg/dl.

 

“Per quanto riguarda le complicanze renali del diabete – spiega la dottoressa Frontoni - sono stati recepiti i risultati dello studio RIACE, che hanno dimostrato come tra le persone con diabete ce ne possa essere un numero rilevante di soggetti senza microalbuminuria ma con un filtrato glomerulare ridotto”. La microalbuminuria (MAU), un esame che che una persona con diabete dovrebbe periodicamente controllare per cogliere sin dalle prime fasi la comparsa di un danno renale, espressione di complicanza del diabete, in un gruppo di persone, può essere normale anche se la funzione renale è già alterata. “In altre parole – prosegue la dottoressa Frontoni – il diabetologo accorto non può accontentarsi di una microalbuminuria assente per concludere che quel paziente non abbia già un risentimento diabetico del rene. Al contrario, deve sempre verificare, in tutti, anche il filtrato glomerulare, tanto più che è possibile farlo con semplici formulette descritte negli Standard”. I nuovi standard, pertanto, raccomandano di calcolare sempre il valore del filtrato glomerulare, in tutte le persone con diabete, senza accontentarsi di verificare la presenza o meno di microalbuminuria”.

 

 

Gli standard hanno particolare valore in quanto traggono forza di raccomandazione e livello di evidenza dall’accumularsi dei dati di letteratura. Tutte le volte che si accumula una quantità sufficiente di dati, soprattutto se pubblicati su giornali autorevoli, tali da modificare una raccomandazione o variarne il livello di forza e di evidenza, allora quella raccomandazione viene recepito dagli Standard a tutti gli effetti. Questa edizione degli Standard, la terza, non sarà più disponibile in formato cartaceo, ma solo elettronico e sarà consultabile su un sito interattivo online dedicato, che contiene oltre ai testi dei capitoli, anche una serie di link a riferimenti importanti, quali linee guida, review, metanalisi, documenti ufficiali, leggi, circolari, siti di organizzazioni. La pubblicazione online consentirà inoltre di apportare tempestivi aggiornamenti, non appena si rendano disponibili nuove evidenze scientifiche.

 

“Gli Standard Italiani – commenta la dottoressa Frontoni - forniscono la testimonianza più valida dell’elevato grado di cultura e competenza della Diabetologia Italiana, che ancora una volta elabora un documento unitario e di estremo valore per una corretta gestione della pratica clinica quotidiana fornendo, nello stesso tempo, un solido riferimento per le amministrazioni e per le agenzie regolatorie. Gli Standard Italiani per la Cura del Diabete Mellito sono ormai da tempo riferimento per l’intera comunità diabetologica e medica, forti della collaborazione tra Società Italiana di Diabetologia (SID) ed Associazione dei Medici Diabetologici (AMD)”.

 

Questa terza edizione degli Standard di Cura – commenta il Prof. Stefano Del Prato, Presidente della Società Italiana di Diabetologia – rappresenta il segno di un’ulteriore crescita della maturità della comunità diabetologica italiana che lavorato in modo intenso, competente e indipendente. C’è da augurarsi che oltre all’apprezzamento del diabetologo clinico che troverà negli Standard lo strumento più solido per guidare le proprie scelte diagnostiche e terapeutiche possa anche essere acquisito come documento di riferimento dalle agenzie centrali come AIFA così come da quelle regionali nello svolgimenti del loro lavoro di analisi dei processi di rimborsabilità anche e soprattutto dei nuovi farmaci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ufficio stampa SID

Maria Rita Montebelli –

Andrea Sermonti –