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Grazie alla telemedicina l’assistenza del futuro della persona con diabete PDF Stampa E-mail
Mercoledì 28 Maggio 2014 07:18

 

L’intervento di Stanton Newman neuropsicologo e preside della School of Health Sciences della City University di Londra al congresso della Società Italiana di Diabetologia

 

Migliora il controllo e l’autogestione della malattia, libera risorse, abbatte le liste d’attesa. E’ una rivoluzione simile a quella di fare il biglietto dell’aereo seduti sulla poltrona di casa, anziché recarsi in agenzia. Impensabile fio a qualche anno fa e adesso una realtà irrinunciabile.

L’assistenza delle malattie croniche, anche di quelle complesse come il diabete, in futuro passerà inevitabilmente attraverso la telemedicina, se si vuole garantire la sostenibilità del sistema assistenziale. Ne è convinto il professor Stanton Newman neuropsicologo e preside della School of Health Sciences della City University di Londra, nel suo intervento al congresso della Società Italiana di Diabetologia in corso a Bologna.

 

La telemedicina viene utilizzata per monitorare segni e sintomi in pazienti affetti da una patologia cronica o che siano in trattamento per una qualche malattia. Ne sono esempio il monitoraggio della pressione arteriosa o della glicemia o della frequenza cardiaca. Per farlo vengono utilizzati degli strumenti ‘attivi’, che richiedono cioè una partecipazione attiva da parte del paziente (o di un familiare) per inviare queste informazioni ad un centro d’ascolto specializzato. Quando la telemedicina funziona, queste informazioni vengono rinviate al paziente, dopo essere state analizzate da uno specialista, accompagnandole magari con la prescrizione di una modifica del dosaggio delle terapie in corso, con la richiesta di nuovi esami o con il consiglio di recarsi al più presto ad una visita di controllo in ospedale, qualora la situazione lo richieda.

 

Nella cosiddetta tele-care vengono invece utilizzati dei device passivi, tipicamente dei sensori di movimento, per monitorare i movimenti di un individuo, in particolare quando si trova in casa. Le persone non devono fare nulla di particolare perché pensa a tutto il device che monitora i movimenti all’interno della casa e le eventuali anomalie registrate vengono inviate al centro di ascolto che se necessario fa scattare un allarme. La telecare può naturalmente essere associata alla telemedicina.

Tra le varie patologie croniche, il diabete è probabilmente quella che è più immediatamente ‘calabile’ nella telemedicina; sono già stati messi a punto una serie di strumenti per monitorare la glicemia, ma anche la pressione arteriosa; e oggi è possibile fare una ‘tele-visita’ per esaminare un piede con un’ulcera o altri problemi. E’ inoltre possibile registrare giorno per giorno le glicemie del paziente,  così da studiarne i trend in un determinato periodo di tempo e commentarli da remoto con i pazienti, per promuovere il loro empowerment nella gestione della malattia. La telemedicina consente anche infine di monitorare alcuni comportamenti come la dieta e l’esercizio fisico. Un sistema video consente anche di vedere cosa fanno le persone, per fornirgli dei feedback così da promuovere l’autogestione della malattia; un buon sistema di telemedicina dovrebbe infatti essere disegnato per garantire l’empowerment dei pazienti e non per esautorarli dalla gestione della malattia.

 

Ma la gente è pronta ad accettare questa sorta di ‘grande fratello’ medico? Abbiamo dati che dimostrano che molte persone sono disposte ad accettarlo; solo ad una minoranza non piace, perché ritiene  questo controllo continuo e serrato, anche se a distanza, li faccia sentire ed apparire ‘malati’; alcuni insomma – ma sono una minoranza – non amano questa invasione della privacy. Ma la stragrande maggioranza (85-90%) è decisamente favorevole  ad accogliere questo tipo di device. Solo ad una condizione però: di vederne concretamente i benefici.

 

Ma la telemedicina è molto più che un apparecchietto per il controllo della glicemia o della pressione; la cosa più complessa è tutta l’organizzazione da costruirgli intorno. È un intervento e un investimento in capitale umano che riguarda il modo in cui si offre e si riceve l’assistenza sanitaria. È una tecnologia dirompente che richiede di ridisegnare l’organizzazione dell’assistenza sanitaria per venire incontro ad un modello che utilizza la tecnologia. Per dare un’idea concreta di quello che sarà nel prossimo futuro la medicina, basti pensare a quello che è successo con i biglietti aerei; 20 anni fa, chiunque di noi sarebbe andato in un’agenzia di viaggi, magari in centro, per comprare un biglietto aereo cartaceo. Oggi, almeno il 95% della gente prenota ormai biglietti e il posto a sedere sul web. E a nessuno verrebbe più in mente di uscire di casa e perdere tempo a fare queste operazioni in agenzia. È un esempio di tecnologia dirompente. Questo tipo di tecnologia non ha ancora investito l’ambito dell’assistenza sanitaria, ancora ‘incartata’ in un mondo di carta.  I device sono una parte della storia nel caso della telemedicina; molto più importante è come questi vengono integrati in un percorso di assistenza.

 

 

Prima che tutto questo diventi realtà, è necessario cambiare le aspettative dei professionisti della salute e anche quelle dei pazienti. Ma è l’unico modo per modernizzare il sistema. Ritengo che nell’arco dei prossimi 5 anni assisteremo a questa rivoluzione, perché c’è un’enorme spinta verso l’adozione di queste soluzioni. I sistemi sanitari attuali non saranno più sostenibili a fronte dell’invecchiamento della popolazione e il modo in cui la gente si prenderà cura della propria salute, consisterà nel fornirgli delle informazioni che possano essere in grado di comprendere.

Al momento per le patologie croniche ci basiamo su un sistema fisso di visite di controllo a distanza di mesi, fissate magari 6 mesi prima. Vedi il diabetologo e quello ti dice: è tutto Ok, puoi tornare tra 6 mesi. Ora tra 6 mesi può essere che vada ancora tutto bene, ma può anche darsi invece che tra 4 mesi le cose non vadano più tanto bene e che magari potrebbero andare subito meglio, ricevendo un consiglio qualificato dal medico. Cosa che oggi non può accadere perché sei costretto ad aspettare il tuo appuntamento già fissato in precedenza. Con la telemedicina, invece, il paziente può contattare in qualunque momento il proprio riferimento sanitario e avere un consulto video, attraverso un computer o smartphone e trovare immediatamente la risposta che cerca.

 

E’ un sistema costo-efficace, non solo nell’ottica del sistema sanitario, ma anche e soprattutto di quello del paziente. La persona con diabete  può contattare il medico, dal soggiorno di casa, commentare con lui il risultato dei suoi miei esami e sapere se va tutto bene, se deve magari aumentare le unità di insulina o se ha bisogno di fare una visita in ospedale. Poter fare tutto questo da casa, rappresenta un’enorme convenienza per il paziente.

 

In questo modo in ospedale o in ambulatorio andranno solo le persone che hanno reale bisogno in un dato momento di vedere il medico; non quelle che arrivano perché avevano un appuntamento fissato 6 mesi prima e che non hanno invece bisogno di un controllo medico. Un visita in ospedale inutile che magari costa al paziente o al suo accompagnatore una giornata di lavoro persa; un’ora o due di anticamera, per poi vedere il medico appena 5 minuti. Questo sistema libera spazi per dare appuntamenti a pazienti che ne hanno realmente bisogno, abbattendo le liste d’attesa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ufficio stampa SID

Maria Rita Montebelli –

Andrea Sermonti –