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Calcolare la dose di insulina da somministrare prima del pasto PDF Stampa E-mail
Domenica 02 Settembre 2018 08:06

Calcolare la dose di insulina da somministrare prima del pasto: un problema difficile?

In Italia circa mezzo milione di persone si pratica iniezioni di insulina prima di uno, due o tutti i pasti. Insulina rapida (analogo rapido). Circa la metà di queste persone non ha un diabete autoimmune (tipo 1 o LADA) ma tipo 2 o altri tipi non autoimmuni. 
Il quesito che queste persone si pongono in tali circostanze è il seguente: che dose mi devo fare? La "solita"? Di più? Di meno? 
La risposta corretta sarebbe: “in base ai carboidrati che mangio, alle caratteristiche complessive del mio pasto, alla mia sensibilità insulinica (effetto dell’insulina), al momento della giornata, al fatto di aver svolto o di dover svolgere a breve attività fisica significativa, al mio livello di stress, alla distanza fra la glicemia del momento e il mio obiettivo, alla dose residua di insulina se ho fatto iniezione di analogo rapido da meno di 4 ore”. Non facile ma si può riuscire.

La terapia del diabete trattato con insulina più volte al giorno oggi non dovrebbe prescindere dal considerare tutti questi aspetti di cui il più importante è la quantità di carboidrati introdotti. Dovrebbe essere fatta la “conta dei carboidrati” del pasto al fine di scegliere la dose di insulina appropriata. Avendo anche acquisito informazioni (basate sulla propria diretta esperienza nel misurare la glicemia prima e dopo un certo numero di pasti con carboidrati ben conteggiati) sul proprio rapporto insulina/carboidrati ai vari pasti. Vale a dire quante unità sono necessarie in genere (si tratta di una stima approssimativa) per controbilanciare una certa quantità di carboidrati (potrebbe essere ad esempio 1 unità per 10 g). Andrebbe anche considerata la necessità di aggiustare la dose in base al valore glicemico del momento, usando un fattore di correzione calcolato individualmente per definire quanto cala la glicemia con 1 unità di insulina. Sembra complicato ma in realtà lo è meno di quanto sembra.

Ci sono molti studi che documentano l'efficacia in termini di migliore controllo glicemico della “conta dei carboidrati”. 
Questa modalità terapeutica richiede un percorso educativo specifico che dovrebbe essere sempre offerto al paziente ma che non sempre viene offerto perché le risorse umane nei centri diabetologici sono scarse. Quindi il percorso educativo spesso è riservato ai casi più complessi.

Nella pratica della scelta della dose di insulina in base ai carboidrati da assumere col pasto sono stati sviluppati calcolatori di bolo insulinico che semplificano la procedura da parte del paziente. Studi recenti hanno dimostrato che questi calcolatori di bolo sono in grado di migliorare il controllo glicemico.

I pazienti trattati con insulina ai pasti dovrebbero idealmente utilizzare sempre la tecnica della “conta dei carboidrati” e possibilmente avvalersi anche degli strumenti che la tecnologia moderna mette loro a disposizione per assisterli nella scelta della dose di insulina da somministrare.

 

 

Prof. Enzo Bonora

Direttore UOC Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del Metabolismo 
Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona