Home » Ricerca » Diabete 1, accusato un batterio
 
Diabete 1, accusato un batterio PDF Stampa E-mail
Giovedì 05 Febbraio 2009 10:09

Potrebbe essere un batterio a scatenare il diabete di tipo 1, insulinodipendente, tipico dell'età giovanile.



L'imputato è il Map, Mycobacterium avium paratuberculosis, "parente" dei batteri che causano la lebbra e la Tbc e che spesso infetta i bovini entrando così nella nostra catena alimentare.
È quanto emerge da una ricerca condotta da Leonardo Sechi, docente di microbiologia dell'Università di Sassari, pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Plos One. Secondo i dati raccolti dalla ricerca, in Sardegna il 70% dei casi di diabete I è correlato al Map.

"Diversi studi", ricorda Sechi, "hanno già dimostrato che nei soggetti geneticamente predisposti il Map è in molti casi responsabile del morbo di Crohn e della sindrome dell'intestino irritabile. Oggi sappiamo che in queste persone il Map può indurre anche lo sviluppo del diabete di tipo I". Non solo: secondo i ricercatori di Sassari nei diabetici in cui è assente il Map tra le cause ci potrebbero essere altri microrganismi patogeni.

Dai primi dati elaborati, è emerso che il 70% dei sardi con diabete di tipo I ha il batterio e che le loro alterazioni genetiche sono comuni a quelle dei soggetti affetti dal morbo di Crohn. Una percentuale comparabile è stata, inoltre, riscontrata anche in Inghilterra dal St. Georges Hospital Medical School University, partner nello studio. "Il diabete", continua Sechi, "ha un'origine per il 50% genetica e per il 50% ambientale. Nella nostra regione, vista la l'elevata presenza di animali da allevamento infetti, il maggior responsabile è il Map".

Il batterio ha una lunghissima incubazione e, se presente in alte concentrazioni nel latte, è in grado di resistere alla pastorizzazione e può quindi essere trasmesso all'uomo attraverso i formaggi freschi e talvolta addirittura il latte. "Anche se i campioni di latte pastorizzato sardi studiati non presentavano tracce di Map vivo", sottolinea Sechi, "la prevenzione deve essere massima in tutte quelle regioni in cui si verifica una epidemia del batterio".
Tenere sotto controllo il Map nell'allevamento, concludono gli esperti, potrebbe infatti aiutare a ridurre l'incidenza del diabete I nel futuro.

Da Repubblica.it Supplemento Salute