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Le nuove frontiere della cura del diabete PDF Stampa E-mail
Lunedì 06 Dicembre 2010 07:30

Se fino ad ieri la terapia per affrontare il diabete era di esclusiva competenza dello specialista diabetologo, oggi c'è tutto un nuovo mondo scientifico che avanza e che lo avvicina sempre più alla sfera di competenza dell'ematologo. Perché, pur restando le cure quelle standard, insulina in primis per intenderci, la nuova sfida è quella di utilizzare gli strumenti proprio dell'ematologo per ripristinare e rigenerare la funzione del pancreas nel diabete di tipo uno.«È davvero incredibile quello che sta succedendo da dieci anni a questa parte con i progressi che sta compiendo la medicina e la possibilità che si sta aprendo a chi soffre di diabete di essere curato meglio con le cellule del sangue», ammette Lillo Iacopino, figura storica del Centro dei Trapianti di midollo osseo.Un argomento comunque che va affrontato con tutta la cautela possibile, perché «questa possibilità è, al momento, appannaggio di un piccolo numero di pazienti e, ancora, non ha cambiato la storia del diabete», precisa Iacopino, le cui parole rendono comunque il senso del convegno organizzato dall'associazione Diabaino Vip-Vip dello Stretto (affilata Fand) e tenutosi all'Auditorium "Nicola Calipari" di Palazzo Campanella sul tema: «Dopo 100 anni di cura del diabete mellito, la guarigione è vicina: trapianto di pancreas, cellule beta, cellule staminali».Il convegno è stato aperto da questo messaggio significativo della presidente, Gabriella Violi: «Siamo convinti che l'informazione renda libera una persona con diabete e senza diabete ed, in particolare, quell'informazione che fa rivoluzione».Poi, spazio al percorso della scienza. «Dal 1921, anno da ricordare per la scoperta dell'insulina – ha sottolineato la responsabile del servizio di Diabetologia Asp Rc-Pst-Gallico, Mariantonella Ferraro (che si è soffermata sulle complicanze della malattia: retinopatia, nefropatia, e neuropatia) – al 1922 quando è stato trattato il primo bambino per arrivare al 1966, ovvero al primo trapianto di pancreas».«Si è al tramonto di una vecchia terapia e si è all'alba di una nuova rappresentata dal trapianto delle cellule del pancreas e, come associazione, siamo i pionieri per salvaguardare e migliorare la qualità della vita dei pazienti diabetici», aggiunge il responsabile scientifico della Diabaino, nonché dirigente medico dei Riuniti, Alessio Rosato.Dopo gli interventi del consigliere regionale questore, Giovanni Nucera che ha evidenziato «come gli sforzi dell'associazionismo non bastino alla a fronte delle lacune organizzative del sistema regionale» e del vice presidente dell'Assemblea legislativa, Alessandro Nicolò che ha invitato «a guardare alla progettualità contestualmente all'emergenza», il collegamento in video conferenza da Miami con il prof. Camillo Ricordi avvicina a una domanda: cosa aspettarci per il domani?La risposta da un medico reggino, che sta facendo molta strada.«Il futuro ha un solo nome: trapianto delle insule pancreatiche e delle cellule staminali mentre lo stato dell'arte è dato dal trapianto combinato reni-pancreas per il paziente con diabete instabile e insufficienza cronica e trapianto pancreas isolato per il diabete instabile», ha asserito il dott. Vincenzo Emiliano Morabito, dell'Università Sapienza di Roma e del gruppo del prof. Gilnardo Novelli, che ha dato il suo illuminante contributo all'assise.Ma, in tutto questo, non bisogna dimenticare che sta crescendo anche la realtà reggina, «dove – ha ricordato Mimmo Pistone dell'Ordine dei medici –, è importante l'integrazione tra associazioni e medici del territorio» e «dove ancora – ha aggiunto Pietro Cozzupoli – l'attività dei trapianti, con quella di rene che è già realtà, è in crescita grazie al lavoro, all'impegno e alla tenacia che stiamo portando avanti».Ma, dal primario di Urologia e Trapianti di rene dell'Azienda ospedaliera, arriva anche una considerazione critica: «La sanità calabrese potrà salvarsi solo se l'obiettivo, piuttosto che risparmiare, sarà investire nel nuovo».Ancora, tra le presenze, quelle di due grandi chirurghi reggini: Riccardo Mazzitelli e Salvatore Costarella. Per quest'ultimo, l'auspicio «che il trapianto di pancreas diventi, nel tempo, tra le scelte qualificanti della sanità reggina».In sintesiIl nuovo che avanza.«È davvero incredibile quello che sta succedendo da dieci anni a questa parte con i progressi che sta compiendo la medicina e la possibilità che si sta aprendo a chi soffre di diabete di essere curato meglio con le cellule del sangue», ha affermato Lillo Iacopino, figura storica del Centro dei Trapianti di midollo osseo.La cautela.Indispensabile quando si affrontano malattie così diffuse un'estrema cautela negli argomenti per non diffondere un falso ottimismo che rischia di causare più male a chi soffre piuttosto che dare benefici.

 

di Cristina Cortese

da La Gazzetta del Sud Online