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Staminali: Ricordi su caso Stamina, apertura ma con rigore scientifico PDF Stampa E-mail
Venerdì 12 Aprile 2013 04:47

"Il mio obiettivo è chiaro: arrivare a offrire una cura a malati oggi incurabili. Quello che si fa con le cellule staminali è solo la punta dell'iceberg delle possibilità terapeutiche: lo dimostra il fatto che sono in corso 304 trial nel mondo con queste cellule su varie malattie".

Lo spiega lo scienziato italiano Camillo Ricordi, docente all'Università di Miami, Florida, dove ricopre il ruolo di direttore del Diabetes Research Institute (Dri) e della divisione del Centro Trapianti, che alla vigilia di un incontro all'Università di Tor Vergata, promosso da Fondazione Sigma-tau, interviene sul caso Stamina.
"Rispetto alle cure con le cellule staminali e al decreto Balduzzi - spiega - la mia è un'apertura, ma con rigore scientifico. La mia preoccupazione è quella di non offrire il fianco alle speculazioni e invito a diffidare dei centri dove si promette una cura alle staminali per tutto, dal cancro alla Sla".Insomma, per Ricordi le staminali sono più di una promessa.
"I trial in tutto il mondo e i primi risultati ottenuti lo dimostrano. Ma la ricerca ha bisogno di prove, controlli. Ecco perché dico che se Vannoni ci manda il suo prodotto siamo pronti a testarlo nella nostra Cell factory Cgmp (Current Good Manufactoring Practice)", uno dei quattro laboratori di più alto livello negli Usa, "per dire se funziona. E questo senza interessarci della composizione. Nella nostra struttura, infatti, conduciamo ricerche sui nostri prodotti, ma anche su quelli di altri, perché solo in questo modo la ricerca va avanti"."Quello che mi preoccupa nella vicenda italiana non è tanto la sicurezza di questi trattamenti, anche perché si è scoperto che le staminali mesenchimali producono una sostanza antibiotica, ma chi promette una cura certa a malati incurabili, che giustamente si attaccano a ogni filo di speranza. E chi su queste speranze lucra".
Ricordi, che in questi giorni incontrerà il ministro della Salute Renato Balduzzi e fa parte del gruppo di esperti sulle cellule staminali voluto dal dicastero, giudica il decreto Balduzzi "un'apertura.
Non dobbiamo essere dogmatici e chiusi di fronte al progresso, ma questa apertura non può diventare una giustificazione per cure senza dati, revisioni e controlli, perchè altrimenti si rischia la speculazione", ribadisce Ricordi.
"Il mio obiettivo è lo sviluppo di cure per patologie ancora incurabili, e per farlo nel modo più rapido possibile dobbiamo mettere insieme le forze e i risultati"."Ho sentito e letto delle preoccupazioni di molti colleghi", sulla vicenda Stamina.
"Timori legittimi, ma attenzione: le cellule non sono farmaci, gli studi, le verifiche e le revisioni vanno fatte, ma la ricerca su queste cellule deve essere controllata dal Centro nazionale trapianti, non dall'Aifa o dall'Ema, o dalla Fda", le agenzie regolatorie del farmaco in Italia, Europa e Usa.

"Insomma, la ricerca deve andare avanti con regole precise: solo così possiamo capire se una terapia funziona".

 

Adnkronos Salute