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Italiani scoprono il virus all'origine del diabete 1 PDF Stampa E-mail
Giovedì 15 Marzo 2007 06:43

Dimostrato il ruolo degli enterovirus nell'origine del diabete.

C'è sicuramente lo zampino di un virus nello sviluppo del diabete di tipo 1. Una ricerca internazionale condotta da Novartis Vaccines, l'Università di Siena e l'Università di Pisa è riuscita a isolare per la prima volta il virus Coxsackie B4 dal pancreas di pazienti affetti da diabete di tipo 1, chiudendo definitivamente il cerchio su una teoria avanzata vent'anni fa, e sinora mai direttamente convalidata, circa il coinvolgimento degli enterovirus nella malattia e aprendo nel contempo uno spiraglio terapeutico per uno dei disturbi a maggior impatto socio-sanitario nei Paesi industrializzati, a tutt'oggi senza possibilità di guarigione.

Lo studio, pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista della Accademia delle Scienze Americane (PNAS), si inserisce in quel filone della ricerca biomedica finalizzato a ricomporre l'intricato puzzle della patogenesi del diabete di tipo 1, una malattia autoimmune caratterizzata da un attacco "self" da parte del sistema immunitario nei confronti delle cellule beta del pancreas. Essendo queste ultime deputate alla regolazione del livello di glucosio nel sangue attraverso la produzione dell'ormone insulina, la loro distruzione provoca un eccesso di glicemia che, se non trattato, può condurre al coma diabetico, costringendo il paziente ad assumere insulina per tutta la vita senza altra possibilità di cura se non il trapianto di pancreas.

La complessità della patologia sta nel fatto che, pur essendone stata riconosciuta l'origine multifattoriale, non è stato ancora del tutto chiarito il ruolo di ciascun fattore eziologico, né come questi interagiscono tra loro. In particolare, una delle cause di origine ambientale su cui si è maggiormente scommesso negli anni per le sue strette implicazioni con il disturbo autoimmune è rappresentata dalle infezioni virali, in special modo quelle causate dall'enterovirus Coxsackie, la cui associazione con il diabete di tipo 1 è stata documentata da numerose evidenze senza che però fosse mai stato trovato un filo diretto tra il virus e lo stato infiammatorio delle cellule beta-pancreatiche.

Prendendo le mosse da tali premesse, gli autori di questo studio hanno prelevato il tessuto pancreatico da 6 individui a cui era stato da poco diagnosticato il diabete di tipo 1 e, attraverso indagini molecolari e immunologiche, hanno isolato e sequenziato il virus Coxsackie B4 nella metà dei soggetti.

"Sino a oggi il coinvolgimento di questo patogeno nello sviluppo della malattia era stato provato solo in modo indiretto - ha commentato Stefano Censini ricercatore senior presso il centro ricerche senese di Novartis Vaccines, guidato da Rino Rappuoli - mentre ora, per la prima volta, l'infezione virale è stata accertata "sul campo" e in modo inequivocabile, ossia attraverso l'isolamento del virus e il sequenziamento del suo genoma direttamente dai campioni provenienti dal pancreas di pazienti affetti".

"Che ci sia un legame diretto tra il virus e la patologia autoimmune - ha aggiunto Francesco Dotta, Professore Associato di Endocrinologia all'Università degli Studi di Siena e Responsabile della U.O. di Diabetologia del Policlinico "Le Scotte" - è provato dal fatto che le cellule pancreatiche positive per il Coxsackie B4 sono risultate caratterizzate sia da insulite - il tipico stato infiammatorio della malattia - sia da una scarsa capacità di produrre insulina, che è uno dei segni distintivi del diabete. Quando poi con lo stesso virus abbiamo provato a infettare cellule beta-pancreatiche sane, queste sono diventate a loro volta difettose nella secrezione dell'ormone".

Nei tessuti in cui è stato isolato il virus non è stata invece riscontrata la tipica infiltrazione da parte dei linfociti T autoreattivi, la cui assenza ha preservato le cellule pancreatiche dalla distruzione.

"E' piuttosto evidente - ha fatto notare Antonello Covacci, Responsabile dell'Unità Microbiologia Cellulare e Bioinformatica di Novartis Vaccines - che esiste una sottopopolazione di pazienti con diagnosi recente di diabete di tipo 1 in cui l'infiammazione a livello del pancreas - caratterizzata da una scarsa capacità di produrre insulina, ma non dal classico processo di autodistruzione messo in atto dai linfociti T - risulta associata all'infezione da Coxsackie B4. Se questa osservazione fosse confermata su larga scala, verrebbe da un lato definitivamente rivalutato il ruolo del virus quale cofattore scatenante la malattia e, dall'altro, aperto un nuovo scenario terapeutico per una malattia a tutt'oggi senza possibilità di cura".

"Questo studio - ha concluso Rino Rappuoli, Responsabile della Ricerca di Novartis Vaccines - dimostra come la stretta collaborazione tra ricercatori di discipline diverse provenienti dal settore pubblico e da quello privato possa portare a risultati di assoluta avanguardia a livello internazionale, diventando un esempio concreto dell'efficacia del concetto del Parco Scientifico Toscana Life Sciences, che mira a mettere insieme le esperienze degli scienziati di tutta la Regione per renderli competitivi nel mondo".

 

 


 

 

 

da Salute Europa

15 marzo 2007